Sabato 17 ottobre ci sono stati cortei contro il carovita in tredici città (Tgcom24). A Milano il corteo di Italia in Piazza, con oltre cinquemila persone, si è chiuso con gli scontri in piazza Duomo e una cinquantina di persone portate in Questura, metà delle quali minorenni (Il Giorno). Lo stesso pomeriggio a Roma la Confederazione generale italiana del lavoro (CGIL), il maggiore sindacato italiano, ha sfilato con più di cento associazioni riunite nella rete La Via Maestra, e dal palco il segretario generale Maurizio Landini ha rivendicato «più di 100mila» presenze (ANSA).
Le richieste delle piazze
A Milano girava in rete un volantino con la scritta «Stipendi bassi, affitti alti, sanità scadente» (Radio Popolare), e in testa al corteo c'era uno striscione con «più soldi alle famiglie meno alle guerre» (La Sicilia). Sky TG24 ha elencato i motivi della protesta: il carovita, il prezzo della benzina, la pressione fiscale, la sanità pubblica e le condizioni delle scuole (Sky TG24).
A settembre l'inflazione è salita al 4,2% su base annua, secondo l'Istituto nazionale di statistica (ISTAT). Nella settimana del 12 ottobre la benzina costava in media 2,02 euro al litro, contro 1,70 di un anno prima (Ministero dell'Ambiente). A settembre 2025 le retribuzioni contrattuali avevano un potere d'acquisto inferiore dell'8,8% a quello di gennaio 2021 (ISTAT).
Nella stessa settimana in Puglia hanno protestato autotrasportatori e agricoltori contro il prezzo del gasolio, con blocchi su statali e autostrade nel Foggiano e un corteo di tir da Brindisi verso Bari (Il Post). Nella settimana del 12 ottobre il gasolio costava in media 2,24 euro al litro, contro 1,63 di un anno prima (Ministero dell'Ambiente). Il 19 ottobre la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ha chiesto al governo di rifinanziare «subito il credito d'imposta sul gasolio agricolo» e di avviare «un taglio strutturale delle accise con coperture serie» (X).
Nel comunicato diffuso alla vigilia, la CGIL ha indicato anche due obiettivi di spesa. Nel testo della Camera del lavoro di Parma il sindacato ha chiesto di «portare il finanziamento della sanità pubblica al 7,5% del Pil e quello per l'istruzione al 5%», di aumentare stipendi e pensioni, di ridurre il carico fiscale su salari e pensioni e di tassare «extraprofitti, rendite e grandi ricchezze» (CGIL Parma). Fra le richieste del 17 ottobre erano le uniche espresse in cifre.
Il costo di sanità e scuola
Per il 2026 il governo ha previsto una spesa sanitaria pubblica di 148,8 miliardi, il 6,4% di un prodotto interno lordo (PIL) stimato in 2.326 miliardi (Documento programmatico di finanza pubblica 2026). Al 7,5% del PIL la spesa salirebbe a 174,5 miliardi, con 25,6 miliardi l'anno in più. Per l'istruzione l'ultimo dato è del 2024, quando la spesa pubblica valeva il 4,0% del PIL (Eurostat); da quella quota, arrivare al 5% costerebbe altri 23,3 miliardi.
Le due richieste insieme valgono circa 49 miliardi l'anno, 2,1 punti di PIL. Al conto andrebbe aggiunto il taglio delle tasse sul lavoro, il cui costo dipenderebbe dalla platea: cento euro netti al mese a dieci milioni di lavoratori costerebbero 12 miliardi l'anno (100 euro per 12 mesi per 10 milioni). Il cuneo fiscale, cioè la quota del costo del lavoro che va in imposte e contributi, in Italia è del 45,8% per un lavoratore single con salario medio, contro il 35,1% della media dei paesi dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE, Taxing Wages 2026).
Nel 2025 il deficit era al 3,1% del PIL e il debito al 136,7%, e lo Stato ha pagato 87,2 miliardi di interessi (ISTAT). Il governo ha già programmato un deficit del 3,4% per il 2027 (Documento programmatico di bilancio 2027), e il 12 ottobre la Banca d'Italia ha avvertito in Parlamento che un disavanzo sopra il 3% nel 2027-28 «potrebbe avere riflessi sull'uscita dalla Procedura per disavanzi eccessivi» (memoria della Banca d'Italia, p. 12), la procedura che l'Unione europea ha aperto sull'Italia nel 2024 per il deficit sopra il 3%.
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La patrimoniale della CGIL
Con il deficit già sopra il 3%, per finanziare le richieste servirebbero nuove entrate o risparmi su altre spese; fra le nuove entrate proposte, la CGIL ha quantificato soltanto la patrimoniale. Secondo il sindacato un contributo dell'1% sui patrimoni netti oltre i 2 milioni di euro, pagato da circa 500mila contribuenti, porterebbe 25-26 miliardi l'anno (ANSA). A giugno Landini aveva indicato un'aliquota dell'1,2% per un gettito di 25 miliardi (Collettiva), e non ho trovato una stima indipendente di nessuna delle due versioni.
Se il gettito fosse quello stimato dal sindacato, la patrimoniale coprirebbe circa metà della spesa per sanità e scuola, e per il taglio delle tasse su salari e pensioni servirebbero altre entrate. Nel comunicato la CGIL ha chiesto anche di combattere l'evasione, i cui proventi secondo la Corte dei conti «non possono essere inquadrati come fonti di copertura di oneri certi e permanenti» (audizione delle Sezioni riunite, maggio 2024, p. 22).
Le spese militari
Il corteo di Milano e la CGIL, nel comunicato («No all'aumento della spesa militare»), hanno indicato la difesa come fonte di risorse. Secondo i dati pubblicati a marzo 2026 dalla NATO, l'alleanza militare di cui fa parte l'Italia, la spesa italiana per la difesa è passata da 33,4 miliardi nel 2024 a 45,3 nel 2025, quasi 12 miliardi in più in un anno. L'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani ha stimato che l'aumento di 0,5 punti di PIL comprende 0,1 punti di spesa nuova, circa 2 miliardi, e 0,4 punti di voci già esistenti, come Guardia di finanza, Capitanerie di porto, spazio e cybersicurezza, che il governo ha iniziato a conteggiare come difesa (OCPI).
Includere la Guardia di finanza nel conteggio NATO è stata un'operazione contabile, che ha lasciato invariati gli stipendi dei finanzieri e la spesa dello Stato. Con la definizione europea, che esclude le pensioni militari, la difesa italiana costava l'1,3% del PIL nel 2024, contro l'1,5% della media UE (Eurostat). Bloccare gli aumenti futuri, come ha chiesto la CGIL, eviterebbe spese aggiuntive negli anni prossimi; i fondi in più per la sanità andrebbero trovati su altre voci del bilancio. Ai dati NATO e alle riclassificazioni ho dedicato il video qui sotto.
🎬 La riclassificazione nel dettaglio: 12 MILIARDI in più alla DIFESA: I DATI FALSI DELLA spesa ITALIANA?
Le proposte di AVS
Anche Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) ha chiesto una patrimoniale e un intervento sulle bollette. Il giorno dopo i cortei, all'assemblea «Decidiamo insieme» di Roma, il partito ha presentato i risultati della consultazione online su decidiamo.com, con 110mila voti, e ha messo le proposte a disposizione degli alleati del centrosinistra per il programma comune; fra le richieste c'erano una patrimoniale sui patrimoni oltre 5,4 milioni di euro e una bolletta sociale (ANSA). Europa Verde l'ha descritta così: «i ceti medi devono avere un credito energetico in termini di kwh. Sotto i 30mila euro di Isee un bonus fino a 2mila kwh» (Europa Verde su X). L'ISEE, l'indicatore della situazione economica equivalente, tiene conto del reddito e del patrimonio di una famiglia e serve a stabilire l'accesso alle prestazioni sociali. Nel comunicato dello stesso giorno il deputato Angelo Bonelli ha indicato una platea di 8 milioni di famiglie e un beneficio massimo di 450 euro l'anno per una famiglia di tre o quattro persone (Agenzia Opinione).
Con il beneficio massimo di 450 euro per gli 8 milioni di famiglie indicati da AVS, il tetto della bolletta sociale varrebbe 3,6 miliardi l'anno. Il tetto di 450 euro equivale a circa metà del valore di 2.000 kWh: dal 1° ottobre l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA) ha fissato per i clienti vulnerabili un prezzo di 43,43 centesimi al kWh, tasse incluse (ARERA). A quel prezzo 2.000 kWh costano 869 euro, e per 8 milioni di famiglie il conto salirebbe a 6,9 miliardi l'anno.
Il bonus sociale in vigore spetta alle famiglie con ISEE fino a 9.796 euro, o fino a 20mila con almeno quattro figli a carico, e per la luce vale da 146 a 204 euro l'anno secondo il numero di componenti (ARERA). Nel 2025 hanno presentato la dichiarazione per l'ISEE 10,4 milioni di nuclei, e oltre 4 milioni di dichiarazioni avevano un ISEE sotto i 10mila euro (INPS). Gli 8 milioni di famiglie indicati da AVS corrispondono al 77% di quei 10,4 milioni di nuclei.
La bolletta sociale si aggiunge alle altre proposte della consultazione di AVS, di cui ho calcolato i costi in un articolo della settimana scorsa (Il costo delle dieci proposte di AVS). La riforma dell'Irpef chiamata «restituzione fiscale» costerebbe 22,5 miliardi l'anno secondo il partito; il Fondo nazionale trasporti salirebbe di 2,7 miliardi, e l'abbonamento gratuito per chi ha meno di trent'anni toglierebbe fra 0,3 e 1,7 miliardi di biglietti, secondo la quota pagata oggi dai giovani. La settimana corta a parità di salario, se lo Stato compensasse le ore in meno con nuove assunzioni, costerebbe circa 22 miliardi l'anno per un taglio d'orario del 10%, e un reddito di base per tutti i maggiorenni costerebbe 60 miliardi l'anno per ogni 100 euro al mese.
Fra le coperture, AVS ha indicato 16 miliardi dalla patrimoniale sui patrimoni oltre 5,4 milioni e 7 miliardi dal recupero dell'evasione, che il partito aveva già assegnato entrambi alla riforma dell'Irpef nella scheda 30 della consultazione), 2 miliardi da un'accisa sul cherosene degli aerei e da 3 a 7 miliardi dalla cannabis legale. Per la bolletta sociale il partito ha quantificato solo 1,8 miliardi l'anno tolti ai nuovi programmi di armamento; le altre voci sono i proventi delle aste europee sulle emissioni di CO2, un contributo di solidarietà sui redditi oltre 150mila euro e il taglio dei sussidi dannosi per l'ambiente.
Gli 1,8 miliardi sono vicini ai circa 2 miliardi di spesa militare aggiuntiva stimati dall'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani per il 2025, e la CGIL ha chiesto di usare la stessa voce per sanità e scuola. Anche le due patrimoniali colpirebbero in parte gli stessi patrimoni: chi possiede più di 5,4 milioni rientrerebbe pure nella platea della CGIL, che parte da 2 milioni, e i 16 miliardi di AVS e i 25-26 della CGIL si sovrapporrebbero in parte.
Le proposte di AVS sull'energia
Il capitolo sull'energia della consultazione contiene la proposta più votata, con 2.385 voti: portare a zero quelli che la scheda chiama «sussidi fossili, che ammontano a 22,4 miliardi nel 2025», e dare un miliardo l'anno in più al Piano sociale per il clima dal 2027 («La transizione la pagano i grandi profitti, non le famiglie»). I 22,4 miliardi sono il totale dei sussidi ambientalmente dannosi censiti dal Ministero dell'Ambiente nel catalogo pubblicato a luglio, che attribuisce alle fonti fossili 20,6 miliardi (Ministero dell'Ambiente, relazione alle Camere). Nel catalogo ci sono anche tre sconti sulle bollette delle famiglie: l'IVA al 10% sull'elettricità per uso domestico, che nel 2025 valeva 2,97 miliardi, l'esenzione dall'accisa sui primi 150 kWh al mese nelle abitazioni di residenza fino a 3 kW, introdotta «a tutela delle famiglie meno abbienti» (531 milioni), e l'IVA agevolata sul gas per cucina e acqua calda (432 milioni) (catalogo dei sussidi ambientali, ottava edizione). Portarli a zero alzerebbe di quasi 4 miliardi l'anno le bollette delle famiglie, e la bolletta sociale ne restituirebbe 3,6-6,9 a 8 milioni di famiglie.
Oltre all'azzeramento dei sussidi, la scheda chiede che il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS) e il dazio europeo sul carbonio delle importazioni (CBAM) finanzino il bilancio dell'Unione come risorse proprie. Nella proposta della Commissione europea per il bilancio 2028-2034, il 30% dei proventi delle aste ETS passerebbe all'Unione, insieme all'intero gettito del CBAM (Startmag), e quei proventi sono anche una delle coperture nazionali che Bonelli ha indicato per la bolletta sociale.
La terza scheda per voti, con 1.692, chiede «un contributo permanente sugli extraprofitti quando i fossili rincarano, erogato tutto in bolletta alle famiglie a basso reddito» («Il prezzo del gas non deve più decidere il prezzo della luce»). Nel 2008 il governo ha introdotto la Robin Hood Tax, un'addizionale permanente sull'imposta sui redditi delle imprese dell'energia, con il divieto di scaricarla sui prezzi al consumo. Nel 2015 la Corte costituzionale l'ha dichiarata illegittima, rilevando che quel divieto non era in grado di evitare che l'addizionale fosse, «in definitiva, sopportata dai consumatori sotto forma di maggiorazione dei prezzi», come aveva verificato l'Autorità per l'energia nelle sue relazioni al Parlamento (sentenza n. 10 del 2015).
Due schede sull'energia prevedono spese ancora da quantificare: con 1.511 voti AVS ha chiesto credito d'imposta, sconto in fattura e prestiti a tasso zero garantiti dallo Stato per adeguare le case delle famiglie a basso ISEE alla direttiva europea sulle case green, fino al 2030 («Case green per chi non può permettersele»). Credito d'imposta e sconto in fattura sono già stati usati per il Superbonus, che al 30 settembre 2026 è costato allo Stato 131,6 miliardi di detrazioni secondo l'ENEA (Geagency). Con 1.246 voti il partito ha proposto 20.000 euro a fondo perduto per ogni comunità energetica e il ripristino dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) tagliati alle comunità («L'energia è democrazia»). Le attività del PNRR dovevano però concludersi entro il 31 agosto 2026, e la Commissione europea chiuderà i pagamenti entro il 31 dicembre (Camera dei deputati).
Il conto complessivo
Le richieste di spesa con un importo sono sei: per la CGIL, sanità al 7,5% del PIL (25,6 miliardi in più) e istruzione al 5% (23,3 miliardi); per AVS, la riforma dell'Irpef (22,5 miliardi), la bolletta sociale (da 3,6 a 6,9 miliardi), i trasporti (da 3,0 a 4,4 miliardi) e il Piano sociale per il clima (1 miliardo). Insieme costerebbero da 79,0 a 83,7 miliardi l'anno, fra il 3,4% e il 3,6% del PIL previsto per il 2026. Con la settimana corta nel pubblico compensata da nuove assunzioni si aggiungerebbero circa 22 miliardi, e il conto salirebbe a 101-106 miliardi, il 4,3-4,5% del PIL. Restano da quantificare il reddito di base, le case green e le comunità energetiche di AVS e il taglio delle tasse chiesto dalla CGIL, in parte sovrapponibile alla riforma dell'Irpef di AVS, e per questo il totale li esclude.
Le coperture quantificate arrivano a 31,8-36,8 miliardi: la patrimoniale della CGIL da 25-26 miliardi, che comprende anche i patrimoni colpiti da quella di AVS, gli 1,8 miliardi tolti agli armamenti, i 2 miliardi dell'accisa sul cherosene e i 3-7 miliardi della cannabis legale stimati da AVS. Il recupero dell'evasione è escluso dal calcolo per il giudizio della Corte dei conti riportato sopra. Il fabbisogno da coprire sarebbe di 42-52 miliardi l'anno, l'1,8-2,2% del PIL. Con l'azzeramento dei 22,4 miliardi di sussidi dannosi le coperture salirebbero a 54-59 miliardi e il fabbisogno scenderebbe a 20-30 miliardi, con quasi 4 miliardi di aumenti sulle bollette delle famiglie. La settimana corta nel pubblico aumenterebbe il fabbisogno di altri 22 miliardi, indipendentemente dall'azzeramento dei sussidi.
La spesa pubblica per funzione
Le risorse per sanità e scuola possono venire anche da altre voci della spesa pubblica. Nel 2024 l'Italia ha speso per la vecchiaia, voce fatta in gran parte di pensioni, il 13,9% del PIL, contro il 10,7% della media UE; per gli interessi sul debito il 4,0%, contro l'1,9% (Eurostat). Nello stesso anno, per sanità e istruzione, l'Italia ha speso meno della media europea: il 6,6% del PIL contro il 7,3% e il 4,0% contro il 4,7%. Nel 2024 la spesa per interessi ha assorbito la stessa quota di PIL dell'istruzione, il 4,0%.
I 3,2 punti di PIL in più che l'Italia ha dedicato alla vecchiaia nel 2024 valgono circa 72 miliardi ai valori del 2025. La cifra supera il costo complessivo delle richieste della CGIL.
Per il personale sanitario, nel 2023 l'Italia aveva 6,8 infermieri ogni mille abitanti, contro 8,9 in Francia e 12,3 in Germania (OCSE), e una parte dei fondi in più per la sanità servirebbe ad assumerne e a trattenerne negli ospedali, con effetti anche sulle liste d'attesa. Gli infermieri in attività erano 402.681. Per arrivare al livello della Germania ne servirebbero circa 320mila in più; il livello della Francia richiederebbe un aumento di circa 120mila infermieri. Nel 2022 un infermiere del Servizio sanitario nazionale guadagnava in media 36.560 euro lordi l'anno, secondo il Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato (Quotidiano Sanità); con i contributi pensionistici a carico dell'azienda sanitaria (23,8%) e l'IRAP (8,5%) il costo sale a circa 48.400 euro. A queste cifre, la spesa per assumere gli infermieri necessari a raggiungere il livello tedesco sarebbe di circa 15,5 miliardi l'anno, il 60% dei 25,6 miliardi in più chiesti dalla CGIL per la sanità. Per arrivare al livello francese la spesa sarebbe di circa 5,8 miliardi.
Per decidere dove servono più medici e infermieri bisognerebbe sapere dove le attese sono più lunghe, un'informazione che la rilevazione nazionale fornisce solo in parte. La Piattaforma nazionale delle liste d'attesa dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS) monitora 14 tipologie di prime visite e 22 di primi esami, circa un quinto delle prestazioni del Servizio sanitario nazionale misurate per volume, e registra le prime disponibilità proposte dalle aziende sanitarie, che i pazienti possono anche rifiutare. Secondo l'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani «questi numeri rischiano di restituire un'immagine migliore di quella effettivamente sperimentata dai pazienti» (Olmastroni e Turati, 17 agosto 2026).
Stipendi fermi da venticinque anni
Sulla prima richiesta delle piazze, gli stipendi, il governo può intervenire sulle tasse sul lavoro e sui contratti dei dipendenti pubblici. Nel settore privato i salari lordi li fissano le imprese e i contratti collettivi. Secondo l'OCSE, tra il 2000 e il 2025 il salario medio annuo reale è sceso del 2,9% in Italia, mentre in Germania è salito del 19,1%, in Francia del 20,2% e nella media OCSE del 20,6% (OCSE).
Nello stesso periodo il PIL prodotto in un'ora di lavoro è cresciuto dell'1,8% in Italia e del 19,8% nell'area euro (Eurostat). Le imprese possono pagare stipendi più alti quando ogni ora lavorata produce di più.
Le richieste difficili da conciliare
Il volantino di Milano metteva gli affitti alti accanto agli stipendi bassi. Sulla casa AVS ha chiesto un piano che finanzi «la costruzione di nuovi complessi abitativi» per giovani e anziani (scheda 7, 1.478 voti) e la costruzione di nuovi studentati (scheda 8, 1.208 voti). Nella scheda sull'agricoltura, con 1.525 voti, il partito ha chiesto anche «una legge sul consumo di suolo, con saldo zero entro il 2030» («Campi senza veleni, suolo che resta»): ogni nuova superficie coperta da edifici, strade o impianti andrebbe compensata restituendo alla natura un'area uguale. Nel 2024 il consumo netto di suolo è stato di 78,5 km², il valore più alto degli ultimi dodici anni; i nuovi edifici hanno occupato 623 ettari e i pannelli fotovoltaici a terra 1.702, quasi il triplo (ISPRA, sintesi del rapporto 2025). La scheda più votata di AVS punta anche a un'«Italia 100% rinnovabile entro il 2040». Per rispettare il saldo zero, case popolari, studentati e nuovi impianti andrebbero costruiti su aree già consumate.
Nella stessa consultazione AVS ha chiesto «un sistema nazionale di calmierazione dinamica dei canoni di locazione» (scheda 10, 1.516 voti). A Berlino, durante il tetto agli affitti del 2020-2021, gli annunci di case in affitto sono calati rispetto alle altre grandi città tedesche, mentre aumentavano quelli di case in vendita (Dolls e altri, CESifo Working Paper 12851).
Anche le proposte di AVS sul prezzo dell'elettricità sono difficili da conciliare fra loro. La proposta più votata di AVS porterebbe a zero l'IVA al 10% sull'elettricità delle famiglie, che il Ministero dell'Ambiente classifica fra i sussidi dannosi perché un'aliquota ridotta sull'energia «non incoraggia un uso efficiente/ridotto dell'energia» (catalogo dei sussidi ambientali). La bolletta sociale abbasserebbe il prezzo della stessa elettricità per 8 milioni di famiglie, con un credito fino a 2.000 kWh l'anno, e la scheda sugli extraprofitti vuole il contributo «erogato tutto in bolletta». Poiché il credito è espresso in chilowattora, il suo valore cresce con il consumo di elettricità fino al tetto di 2.000 kWh l'anno.
Il prezzo dell'elettricità incide anche sui costi dell'industria, di cui il 17 ottobre hanno parlato la CGIL e il Partito democratico. Il comunicato della CGIL per la manifestazione ha lamentato che «il nostro sistema produttivo perde pezzi», fra «crisi industriali, delocalizzazioni e mancanza di investimenti» (CGIL Parma), e al corteo di Roma la segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha accusato il governo di aver dimenticato anche «l'industria di questo Paese» (ANSA). Ad agosto l'indice destagionalizzato della produzione industriale era a 92,8, il 7,2% sotto la media del 2021, e la chimica aveva prodotto l'11,4% in meno di un anno prima (ISTAT). Nel primo semestre 2026 un'impresa italiana con consumi fra 2 e 20 GWh l'anno ha pagato l'elettricità 19,9 centesimi al kWh, IVA esclusa, contro 15,6 della media UE, 17,4 in Germania, 12,4 in Francia e 11,8 in Spagna (Eurostat), il 28% in più della media europea.
La scheda di AVS sul prezzo della luce attribuisce il divario al gas, che in Italia fissa il prezzo dell'elettricità, e chiede lo stop alle nuove trivellazioni (scheda 3). La scheda più votata vuole finanziare il bilancio europeo con un «ETS esteso» e una «carbon tax alle importazioni». Con l'ETS le centrali a gas pagano già una quota per ogni tonnellata di CO2 emessa, e il costo delle quote entra quindi nelle bollette delle imprese; un ETS esteso farebbe pagare la CO2 ad altri settori. Il dazio sul carbonio colpisce le importazioni di cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno (regolamento UE 2023/956), materie prime che le imprese italiane pagherebbero di più quando le comprano fuori dall'Unione. La CGIL considera le rinnovabili e il risparmio energetico «le uniche misure in grado di abbattere strutturalmente il costo delle bollette».
Le strade per finanziare le richieste
Se si recuperassero i circa 2 miliardi dell'aumento effettivo della spesa militare del 2025 e si incassasse la patrimoniale stimata dal sindacato, resterebbe da finanziare quasi metà dei 49 miliardi per sanità e scuola, e la bolletta sociale di AVS, da 3,6 a 6,9 miliardi, andrebbe finanziata su altre voci. Per la parte rimanente bisognerebbe cambiare la composizione della spesa pubblica e, nel lungo periodo, far crescere la produttività.
Sulla composizione della spesa, un paese che dedica alla vecchiaia 3,2 punti di PIL più della media europea e alla scuola 0,7 punti in meno potrebbe spostare risorse da una voce all'altra con una riforma delle pensioni che intervenga sull'adeguamento degli assegni all'inflazione, sulle uscite anticipate, sulle nuove pensioni di reversibilità e sul legame tra età di pensionamento e aspettativa di vita. Al confronto tra i redditi dei pensionati e quelli dei giovani ho dedicato il video qui sotto.
🎬 È più povero un pensionato o un giovane?
Una produttività più alta porterebbe salari lordi più alti e quindi più gettito per finanziare i servizi. Sui margini del bilancio pesano anche gli interessi sul debito: il governo ha previsto di pagarne 96,9 miliardi nel 2026, il 4,2% del PIL, contro gli 87,2 del 2025 (Documento programmatico di finanza pubblica 2026), circa il doppio di quanto servirebbe per portare sanità e scuola agli obiettivi della CGIL.
Fonti e approfondimenti
CGIL Parma, comunicato del 16 ottobre 2026 sulla manifestazione La Via Maestra
ISTAT, conti economici nazionali 2010-2025, 22 settembre 2026
Documento programmatico di finanza pubblica 2026 e Documento programmatico di bilancio 2027
Banca d'Italia, memoria alle Commissioni Bilancio del 12 ottobre 2026
Eurostat, spesa pubblica per funzione (COFOG) e produttività del lavoro
OCSE, Taxing Wages 2026, salari medi annui e infermieri praticanti
Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, la spesa militare nel 2025 e aggiornamento di aprile 2026
Europa Verde, la proposta di bolletta sociale del 18 ottobre 2026 e il comunicato di AVS
ARERA, prezzi per i clienti vulnerabili nel quarto trimestre 2026 e importi del bonus sociale
Corte costituzionale, sentenza n. 10 del 2015 sulla Robin Hood Tax
Schede AVS sull'energia su decidiamo.com: transizione e sussidi, prezzo del gas ed extraprofitti, comunità energetiche, case green
Schede AVS sulla casa e sul suolo su decidiamo.com: edilizia residenziale pubblica, studentati, calmierazione degli affitti, consumo di suolo a saldo zero
ISPRA e SNPA, sintesi del rapporto 2025 sul consumo di suolo
Eurostat, prezzi dell'elettricità per i consumatori non domestici (consumi fra 2.000 e 20.000 MWh, IVA esclusa, primo semestre 2026)
Regolamento (UE) 2023/956 sul meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere
Il Post, le proteste di autotrasportatori e agricoltori al Sud, 16 ottobre 2026 e il post di Pina Picierno del 19 ottobre 2026
Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, i nuovi dati sulle liste d'attesa, 17 agosto 2026
ISTAT, retribuzioni contrattuali luglio-settembre 2025 e prezzi al consumo settembre 2026












