Il problema della remigrazione non è morale, è aritmetico
Stock, flussi e rimpatri: cosa dicono i numeri quando si prova a far tornare i conti della proposta di remigrazione.
Questo fine settimana ho pubblicato un reel con un conto semplice: in Italia ci sono circa sei milioni di immigrati, tra regolari e irregolari, e ogni mese ne rimpatriamo al massimo cinque o seicento. Fate la divisione e vengono fuori più di ottocento anni per “rimpatriarli” tutti. Qualcuno ha capito subito a cosa serviva. Molti altri, no. Mi è arrivata anche l'accusa di fare disinformazione. Allora prendiamoci il tempo che un reel da trenta secondi non concede, e proviamo a far tornare i conti sul serio.
Questo articolo è tratto dal video: Remigrazione: il problema non è morale, è aritmetico Se preferisci guardare anziché leggere, il video è qui sopra.
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Rimpatrio non è remigrazione
Prima di litigare sui numeri conviene mettersi d'accordo sulle parole, perché qui si confondono due cose diverse. Il rimpatrio è un termine giuridico: indica il ritorno di una persona nel proprio paese d'origine, può essere volontario o forzato, ma è sempre regolato da leggi, procedure, garanzie. Soprattutto, riguarda un soggetto individuale: questa persona, secondo questa procedura, torna in quel paese.
La remigrazione è un'altra cosa. È un termine nato negli ambienti della destra identitaria, soprattutto in Germania e Austria, e non descrive una procedura individuale. Descrive un progetto politico: il ritorno di intere popolazioni di immigrati, e in alcune versioni perfino di persone nate nel paese ospitante, verso i luoghi d'origine dei loro antenati. Non caso per caso, ma come politica di massa. La differenza non è una sottigliezza lessicale: cambia di ordini di grandezza la platea di cui stiamo parlando, e quindi cambia l'aritmetica.
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Di chi stiamo parlando
Mi è stato fatto notare, anche da Parodi, che la remigrazione riguarderebbe soltanto gli irregolari.
Partiamo dal caso più stretto, quello che mi viene contestato. Se la remigrazione riguarda solo gli irregolari, allora la platea è di circa 339.000 persone, con un flusso annuo intorno alle 100.000. Già qui, dividendo lo stock per cinquecento rimpatri al mese, non si esce dagli ottocento anni del reel, ma si finisce comunque attorno ai settant'anni. Ai fini divulgativi, dire cinquanta, settanta, ottanta o cento anni cambia poco: l'ordine di grandezza resta fuori portata.
Ma le dichiarazioni in circolazione non si fermano agli irregolari. Se aggiungiamo chi gode di protezione internazionale, lo stock soggetto a remigrazione sale a circa 600.000 persone, con un flusso annuo che passa da 100.000 a circa 150.000, cioè l'11,4% degli stranieri. Se poi aggiungiamo lo scenario penale, cioè chi andrebbe espulso per reati commessi in Italia, lo stock cresce ancora: una cifra molto indicativa, che qualcuno potrebbe collocare intorno agli 800.000, al milione o anche di più. Il numero esatto non è il punto. Il punto è l'ordine di grandezza.
E poi c'è lo scenario esteso, quello più aderente al pensiero di Vannacci, che nelle sue parole comprende anche chi pure rispettando le leggi non si è integrato "nella cultura prevalente". Annoto solo che in questo scenario lo stock resta simile al precedente, ma il flusso cresce moltissimo, perché circa l'80% di chi entra in Italia, regolare o irregolare, finirebbe nel bacino della remigrazione. E qui arriva l'errore che quasi nessuno fa, parlando di stock e dimenticando i flussi: ogni anno entrano persone nuove. Lo stock non è una vasca che si svuota: è una vasca con il rubinetto aperto.
Il collo di bottiglia non è la volontà, è la macchina
Veniamo alla gestione dei flussi in uscita. Oggi l'Italia rimpatria circa cinquecento persone al mese. I sostenitori della remigrazione dicono che si può fare molto di più, e su questo hanno ragione in linea di principio. Il problema è che, pur avendone parlato con moltissimi di loro sotto il reel, nessuno mi ha fornito un numero. Nemmeno a spanne. Quante remigrazioni al mese vi aspettate da questa proposta? Silenzio.
Diamo allora un riferimento. A livello europeo, solo circa il 20% delle procedure di rimpatrio si conclude con un rimpatrio effettivo. Facendo le proporzioni, un obiettivo realistico potrebbe portare da cinquecento a tremila rimpatri al mese: un numero importante, ma comunque insufficiente a coprire una platea vasta come quella disegnata da Vannacci. Si può ipotizzare anche di decuplicare i rimpatri annui. Eppure, mettendo insieme lo stock di partenza, i flussi in entrata e i flussi in uscita, non si arriva quasi mai a una riduzione del numero di stranieri in Italia. Nello scenario esteso, anche moltiplicando per dieci e gestendo 54.000 rimpatri l'anno, la curva non scende. Non scende neppure negli scenari che partono da stock più piccoli: cresce.
Il test della Turchia
A questo punto la replica è prevedibile: il problema sono i vincoli europei, la Costituzione, una certa magistratura. Tutto ciò che frena terrebbe i rimpatri inchiodati a cinquecento al mese. Bene, allora prendiamo un paese che quei vincoli garantisti non li ha, secondo la narrazione, ovvero la Turchia.
La Turchia gestisce circa 140.000 rimpatri l'anno, con uno Stato molto meno garantista di quello europeo. Applicando i suoi numeri ai nostri scenari gestiremmo circa trenta volte i flussi attuali, e tuttavia la curva continua a mostrare crescita. Solo il primo scenario, quello dei soli irregolari, mostrerebbe una discesa entro otto o dieci anni.
Già il secondo, che include la protezione internazionale, si limita a stabilizzarsi. Va poi distinto un dato che spesso viene letto male: la Turchia ha intercettato circa 454.000 persone nel 2019, anno di picco, ma gli intercettati non sono i rimpatriati. Quanto ai rimpatri effettivi, la stessa Presidency of Migration Management turca dichiara per il 2024 il record storico di 141.000 espulsioni.
Centoquarantamila persone gestite all'anno non sono pochi casi isolati: è una città poco più grande di Bergamo, ogni anno. Eppure non basta a invertire la tendenza. E qui cade anche l'idea che regole più dure riducano gli ingressi: non l'abbiamo vista con la strategia Minniti ai tempi di Renzi, non col primo governo Conte, non con il governo Meloni, sostenuto da una fetta maggioritaria della popolazione. La stessa Turchia, che dal 2013 ha inasprito la gestione migratoria, ogni anno ha rimpatri da gestire. La retorica del "regole più ferree, flussi più bassi" non regge alla prova dei fatti.
Quanti ne servirebbero per arrivare a zero
Chiudo con la simulazione più cruda. Quanti rimpatri servirebbero per portare a zero lo stock nello scenario esteso, quello vannacciano? Non all'anno: al mese. La risposta è 31.250 rimpatri al mese, cioè circa 375.000 persone all'anno. Vuol dire una volta e mezza il numero di persone che la Turchia intercetta mediamente in un anno, e quasi il triplo dei rimpatri che esegue davvero. Per un paese, l'Italia, che oggi ne fa cinquecento al mese.
Tutto questo non significa che l'immigrazione non vada governata, né che chi vuole gestirla meglio sia un fascista. È un gioco fin troppo facile, e non mi interessa. Il punto è un altro: il fenomeno migratorio oggi è gestito male, da tutti gli esecutivi, di destra, di sinistra e di centro. C'è una negligenza dello Stato che viene da lontano. Il decreto flussi, come documentano da anni le associazioni di settore, serve più a convertire in regolari persone già presenti in Italia che a portare nuovi ingressi dall'estero. La mancata integrazione delle seconde e terze generazioni in alcuni quartieri ad alta densità, penso a Milano, è figlia di una politica miope che andava affrontata vent'anni fa o più fa. Chi ha la responsabilità di tutto ciò è chi, negli anni Novanta e Duemila, ha deciso di non gestire il problema. E anche lì si sono alternati governi di destra e di sinistra.
Qualcuno, qui sotto, scriverà che la remigrazione è almeno un modo per iniziare a gestire il problema. Sì, un po' come ci hanno detto che la patrimoniale è un modo per iniziare a gestire la regressività del fisco, o che duecento euro al mese agli under 35 sono un modo per iniziare a gestire la fuga dei cervelli. Ognuno può tenersi la sua idea intatta. Io mi limito a far tornare i conti. E i conti, su questa proposta, non tornano.
Fonti e approfondimenti
Fondazione ISMU, 30° Rapporto sulle migrazioni (stock stranieri e irregolari in Italia)
Eurostat, ritorni di migranti irregolari, statistiche trimestrali
Presidency of Migration Management (Turchia), dati su intercettazioni e rimpatri
Ministero del Lavoro, XIV Rapporto annuale sugli stranieri nel mercato del lavoro in Italia 2024
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