Revisione PIL ISTAT: perche le prime stime sono sempre troppo basse
Tra prima edizione e quinta, il PIL nominale italiano cresce in media dell'1,7%
Quando ISTAT pubblica la prima stima del PIL, i telegiornali aprono con quel numero. Tre anni dopo quel numero e un altro, sistematicamente più alto. Sul periodo 2014-2022 la quinta edizione supera la prima stima in media dell'1,4% sul PIL nominale, e con la revisione quinquennale il gap sale a 1,7%. Non succede per caso: succede quasi sempre, e la direzione della revisione e nota in anticipo.
Cinque edizioni, cinque numeri diversi
ISTAT non pubblica la stima del PIL una volta sola. Per ogni anno di calendario produce almeno cinque edizioni successive, ciascuna con una base informativa piu ricca della precedente. La prima esce a pochi mesi di distanza, quando molti dati fiscali e di bilancio d'impresa non sono ancora disponibili. La quinta arriva dopo piu di tre anni. A queste si aggiungono, ogni quinquennio, le revisioni coordinate europee che riassorbono cambi metodologici e nuove classificazioni.
L'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell'Università Cattolica ha quantificato il fenomeno in un lavoro di Gianmaria Olmastroni del 9 ottobre 2025. Sul periodo 2014-2022 la direzione della revisione e inequivocabile: la stima finale del PIL reale supera quella iniziale in media dello 0,9%, e il tasso di crescita reale viene rivisto al rialzo di 0,5 punti percentuali in media rispetto alla prima pubblicazione.
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Il biennio 2021-2022: la sottostima esplode
Il dato medio nasconde una spaccatura netta. Nel periodo 2014-2020, prima del Covid, la sottostima del PIL nominale era contenuta allo 0,8%, con tassi di crescita rivisti solo di 0,2 punti percentuali. Errore piccolo, gestibile. Nel biennio 2021-2022, durante il rimbalzo post-Covid, il PIL nominale risulta sottostimato del 3,6% e la crescita reale viene rivista di 1,4 punti percentuali. Non e un errore. E una distorsione massiccia.
Il pattern e coerente con quanto Riccardo Trezzi, economista ed ex Federal Reserve, segnala da anni. Quando l'economia accelera in fasi di transizione rapida, gli indicatori che ISTAT usa per la stima preliminare (soprattutto quelli dal lato dell'offerta, ancora di piu nei servizi) arrivano in ritardo. Il risultato e una fotografia sottodimensionata che nessuno sospetta finche non esce la revisione tre anni dopo.
Il collo di bottiglia dei servizi
Innocenzo Cipolletta e Sergio De Nardis, in un lavoro citato dall'Osservatorio CPI, identificano nel settore servizi la causa dominante della sottostima. ISTAT nella prima stima usa indicatori di offerta (indici di fatturato, produzione industriale, occupazione nei servizi) che catturano bene la manifattura ma in ritardo i comparti piu dinamici dei servizi: digitale, turismo esperienziale, professioni intellettuali.
Trezzi ha sviluppato lo stesso argomento declinandolo sul divario fra PIL misurato dal lato produzione (GDP) e PIL misurato dal lato dei redditi (GDI). Quando la discrepanza fra i due lati si allarga in modo persistente, la prima stima quasi sempre si corregge al rialzo in seguito. Le soluzioni metodologiche circolano da tempo (aumentare il peso degli indicatori di domanda, integrare dati transazionali dei pagamenti digitali) ma nessuna e ancora operativa.
Perche conta: deficit, debito, politiche
Una revisione al rialzo del PIL nominale ha effetti meccanici su tutte le grandezze che lo hanno al denominatore. La revisione coordinata di settembre 2024 ha corretto al rialzo il livello del PIL nominale lungo l'intera serie storica: risultato, il rapporto debito/PIL e sceso automaticamente di decimali non banali, senza che il governo avesse varato alcuna riforma fiscale.
Il rovescio della medaglia e che la stessa revisione ha abbassato la crescita reale 2023 da +0,9% a +0,7% e rivisto al ribasso la prima parte del 2024. Piu PIL nominale come livello, meno dinamica reale: un rebus narrativo che il dibattito pubblico tende a semplificare nella direzione comoda al momento.
Il caso del deficit 2025 al 3,1%
Nel 2026 il tema e tornato ad avere rilevanza politica. Il rapporto deficit/PIL 2025 validato da Eurostat e al 3,1% (in un intervallo effettivo fra 3,04% e 3,05%, arrotondato per eccesso). A separare l'Italia dall'uscita dalla procedura di infrazione bastano ventitre milioni di euro, lo 0,001% del PIL.
Se la prima stima ISTAT del 2025 seguirà il pattern storico degli ultimi nove anni, fra tre edizioni quel 3,1% sarà probabilmente rivisto al ribasso. Troppo tardi per l'uscita dalla procedura, abbastanza per confermare che la fotografia su cui si e discusso del Documento di Finanza Pubblica 2026 era sfocata in partenza. Le decisioni sul PNRR, sulla riforma fiscale del 2022-2023, sui margini di manovra di bilancio sono state prese leggendo un PIL che nel frattempo era cresciuto tre punti e mezzo in piu di quanto si pensasse.
Non e manipolazione, e un problema metodologico
Il punto non e se ISTAT manipola i dati. Non lo fa. Il punto e un altro: un sistema che sistematicamente sottostima la crescita in fasi di ripresa, e poi corregge al rialzo a posteriori, produce decisioni di politica economica allineate alla realta? Oppure consegna al decisore pubblico una fotografia scaduta di cio che sta succedendo mentre succede?
Non e nemmeno un problema solo italiano. Le stesse critiche si sono viste per la prima stima BEA del PIL USA nel primo trimestre 2025, pubblicato a -0,3% annualizzato e successivamente rivisto. La differenza e che in Italia l'intensita della sottostima e piu alta, il peso politico del decimale sul deficit e piu grande, e la finestra di attenzione pubblica sulla revisione successiva e piu stretta.
Dashboard interattiva
Sul sito ho costruito una dashboard navigabile con tutti i grafici delle revisioni per edizione, il confronto fra i due sottoperiodi e i KPI aggregati: https://www.umbertobertonelli.it/macro/revisione-pil-istat/
Fonti
Trezzi e Monacelli, "Le importazioni, il Pil e gli errori di misurazione", lavoce.info, 2025
ISTAT, Conti economici nazionali, anni 2023-2024, settembre 2025
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Questo pezzo e tratto dal canale YouTube EconomiaItalia, dove ogni settimana analizzo dati economici e statistici sull'Italia.

