Da qualche settimana sui social gira una formula: «siamo il bancomat dell'Ucraina». Di solito la accompagna un numero, i 13 miliardi che l'Italia pagherebbe sui 90 che l'Unione europea presta a Kiev per il 2026 e il 2027, e una conclusione: quei soldi andrebbero agli italiani che non arrivano a fine mese.
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Quanto ha dato l'Italia di tasca propria
La fonte più completa è l'Ukraine Support Tracker del Kiel Institute, un istituto di ricerca tedesco che dal febbraio 2022 registra gli aiuti annunciati da una quarantina di paesi e dalle istituzioni europee. L'ultima versione, pubblicata l'8 ottobre 2026, arriva al 31 agosto 2026 (Kiel Institute, dataset release 31). Il tracker distingue le promesse dagli aiuti già assegnati, quelli con un contenuto e un destinatario precisi; qui uso sempre i secondi.
Dal gennaio 2022 all'agosto 2026 l'Italia ha assegnato all'Ucraina 4,3 miliardi di euro: 3 miliardi di materiale militare, 830 milioni di aiuti umanitari e 475 milioni di sostegno finanziario. In rapporto al PIL del 2021, che il Kiel usa come base comune per tutti i paesi, valgono lo 0,24%. Divisi per i 58,9 milioni di residenti in Italia al 1° gennaio 2026 (ISTAT, Indicatori demografici 2025), fanno 73 euro a testa in quattro anni e sette mesi.
Il dato militare è il più incerto, perché gli elenchi dei materiali ceduti con i dodici decreti interministeriali, dal 2 marzo 2022 al 14 novembre 2025, sono classificati (dossier di Camera e Senato, 17 febbraio 2026). I 3 miliardi vengono dal capo di Stato maggiore della Difesa, che il 28 dicembre 2025 ha quantificato in «oltre 3 miliardi» il valore di materiali, mezzi ed equipaggiamenti forniti all'Ucraina (Il Sole 24 Ore). Con i soli pacchetti di valore noto il Kiel era arrivato a circa 1,7 miliardi, e ha attribuito la differenza a quelli senza valore dichiarato.
Soldi spesi o magazzini svuotati?
I 3 miliardi militari misurano materiali presi dai magazzini delle Forze armate, che lo Stato aveva comprato negli anni precedenti. La norma che autorizza gli invii, l'articolo 2-bis del decreto-legge 14/2022, prorogato ogni anno fino al 31 dicembre 2026, prevede la «cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari» in dotazione alle Forze armate, «anche ai fini dello scarico contabile» (Normattiva). Quando il Parlamento ha convertito il primo decreto, il Servizio Bilancio della Camera ha riportato che la relazione tecnica escludeva oneri «in quanto i materiali e mezzi oggetto di cessione sono già nelle disponibilità del Ministero della difesa», senza effetti sui saldi di finanza pubblica (Camera, Verifica delle quantificazioni A.C. 3491, pp. 7-8). Anche l'ultima proroga, il decreto-legge 201/2025, contiene una clausola di invarianza finanziaria, cioè le norme si attuano con le risorse già disponibili (dossier di Camera e Senato).
La contabilità nazionale europea registra la donazione di un bene già posseduto come un disinvestimento, con un trasferimento di pari valore in contropartita, e per questo la cessione lascia invariata la spesa pubblica totale (Eurostat). Quando il donatore non dichiara il valore dei materiali, il Kiel applica prezzi di mercato o di contratto e sceglie di proposito la stima più alta, per compensare l'effetto dell'ammortamento (Kiel Institute, Dataset Documentation, p. 19). Il valore che il Kiel attribuisce ai materiali italiani è dunque un prezzo di mercato, superiore al valore contabile di mezzi acquistati negli anni precedenti.
Le scorte cedute, se servono alla difesa nazionale, vanno ricostituite, e il riacquisto pesa sul bilancio: nel gennaio 2023 il ministro della Difesa ha riconosciuto alla Camera che l'aiuto «ci impone di ripristinare le scorte» (Pagella Politica). I documenti pubblici non indicano un fondo dedicato al riacquisto né il suo importo. Lo Strumento europeo per la pace, il fondo che gli Stati alimentano in proporzione al PIL, restituisce in parte il valore delle armi consegnate, e la legge riassegna quelle somme al bilancio della Difesa (articolo 2-bis, comma 2-bis). Nel 2025 l'Italia ha versato al fondo 461 milioni e per il 2026 ne ha stanziati 537 (Corte dei conti, Relazione sul rendiconto 2025, Difesa, p. 150, nota 61). Quanto abbia incassato in rimborsi non è pubblico: il Consiglio dell'Unione non ha ripartito per paese nemmeno i 4,7 miliardi sbloccati il 26 ottobre (Consiglio dell'UE).
Dove si colloca l'Italia in Europa
Tra i 27 paesi dell'Unione l'Italia è diciottesima per aiuti bilaterali in rapporto al PIL. La Danimarca ha assegnato il 3,5% del suo PIL, l'Estonia il 3,1%, la Lituania il 2,7%. La Germania è allo 0,86%, la Francia allo 0,32%, la Spagna allo 0,22%. Sotto l'Italia ci sono, tra gli altri, Portogallo, Irlanda, Grecia, Austria e Ungheria (Kiel Institute, foglio Country Summary). Il Kiel aveva già segnalato il dato nel suo rapporto di febbraio 2026: nel 2025 l'Italia ha assegnato all'Ucraina 0,3 miliardi di aiuti militari, meno degli Stati Uniti, che quell'anno avevano annunciato un solo pacchetto militare, a gennaio (Kiel Policy Brief 203, p. 7).
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La quota italiana degli aiuti europei
Una parte degli aiuti passa per il bilancio dell'Unione, che l'Italia finanzia insieme agli altri Stati membri. Per attribuire a ogni paese la sua parte, il Kiel la calcola in proporzione al contributo al bilancio europeo: per l'Italia è il 13,5% degli aiuti europei ordinari e il 14% del prestito da 90 miliardi, da cui sono esclusi Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia (Kiel Institute, foglio EU Aid Shares).
Con questo criterio la quota italiana degli aiuti europei già assegnati, compresi quelli della Banca europea per gli investimenti, vale 13,7 miliardi. Sommata ai 4,3 miliardi bilaterali fa 18 miliardi, l'1% del PIL del 2021: con questo conto l'Italia sale al sedicesimo posto nell'Unione, subito sopra la Spagna e sotto la Bulgaria.
Il 14% di 90 miliardi fa 12,6 miliardi: è la cifra che il Kiel attribuisce all'Italia per il prestito del 2026-2027 e, arrotondata, corrisponde ai 13 miliardi che circolano sui social; se siano soldi già spesi dipende da come funziona il prestito.
Come funzionano i 90 miliardi
Il prestito è stato istituito dal regolamento (UE) 2026/467 del 24 febbraio 2026 (EUR-Lex) e reso operativo dal Consiglio il 23 aprile. Secondo il comunicato del Consiglio il prestito «sarà finanziato attraverso un prestito dell'UE sui mercati dei capitali e sarà coperto dal margine di manovra del bilancio dell'UE», cioè dallo spazio tra le spese del bilancio europeo e il tetto delle risorse che gli Stati possono essere chiamati a versare, e «deve essere rimborsato mediante le riparazioni dovute dalla Russia all'Ucraina» (Consiglio dell'UE, 23 aprile 2026). Dei 90 miliardi, 60 servono a comprare armamenti, da produttori ucraini, europei o di paesi che hanno firmato accordi di difesa con l'Unione, e 30 a coprire il bilancio dello Stato ucraino.
L'Unione emette obbligazioni, gira il ricavato a Kiev e paga gli interessi al posto dell'Ucraina: il regolamento prevede una «sovvenzione per gli oneri finanziari» che copre i costi del servizio del prestito, cioè gli interessi e la gestione della liquidità (considerando 51), e mette quei costi «a carico degli Stati membri partecipanti», Italia compresa (considerando 52). L'Ucraina restituisce il capitale entro 30 giorni dal momento in cui riceve dalla Russia riparazioni di guerra o un'altra compensazione finanziaria (articolo 20, paragrafo 2, lettera j). Nel frattempo restano bloccati circa 210 miliardi di euro di attività della Banca centrale russa (Reuters), e il regolamento prevede che l'Unione «dovrebbe riservarsi il diritto di utilizzarle per rimborsare il prestito» (considerando 13).
Ogni anno l'Italia paga la sua parte degli interessi, stimati per tutti gli Stati partecipanti in circa un miliardo nel 2027 e tre miliardi l'anno dal 2028 (Milano Finanza, 11 febbraio 2026). Con la quota del 14%, all'Italia toccano circa 140 milioni nel 2027 e circa 420 milioni l'anno dopo.
Se la Russia non pagherà mai riparazioni e l'Unione non userà le attività congelate, le obbligazioni andranno rimborsate con il bilancio europeo e la parte italiana sarà di 12,6 miliardi. I 13 miliardi che circolano sui social sono quindi la perdita che l'Italia subirebbe se mancassero sia le riparazioni sia le attività congelate.
Da dove viene il caro vita
Resta l'altra metà della formula del bancomat, quella sugli italiani che non arrivano a fine mese. La formula lega il sostegno a Kiev al costo della vita: la guerra in Ucraina, e gli aiuti, avrebbero fatto salire i prezzi. Secondo l'ISTAT l'inflazione italiana è stata dell'1,9% nel 2021, dell'8,1% nel 2022, del 5,7% nel 2023, dell'1% nel 2024 e dell'1,5% nel 2025 (ISTAT, prezzi al consumo di dicembre 2022, 2023 2024 e 2025). A settembre 2026 è tornata al 4,2%.
La riapertura dopo il Covid
I prezzi dell'energia avevano cominciato a salire prima dell'invasione: nel 2021, con un'inflazione all'1,9%, i beni energetici erano già rincarati del 14,1% (ISTAT). La BCE collega quei primi rincari alla forte domanda di energia con la riapertura dell'economia (BCE, Occasional Paper 343, p. 17). Alla domanda accumulata durante i lockdown si sono poi sommate le strozzature nelle catene di fornitura: ad agosto 2022 i due fattori spiegavano circa metà, 2,4 punti, dell'inflazione di fondo dell'area euro, quella calcolata senza energia e alimentari (BCE, Bollettino economico 7/2022). In Italia le strozzature hanno pesato meno: per la Banca d'Italia l'inflazione del dopo Covid si spiega con gli choc su energia e alimentari, e in misura molto minore con le carenze di offerta (Banca d'Italia, Questioni di economia e finanza n. 851, p. 5).
Il Superbonus
Nessuna istituzione ha stimato quanto il Superbonus abbia aggiunto all'indice dei prezzi al consumo, che non comprende le spese per la casa di proprietà. Le stime disponibili riguardano l'edilizia: la Banca d'Italia attribuisce agli incentivi circa 7 dei 13 punti di aumento dei costi di costruzione delle abitazioni tra settembre 2021 e dicembre 2023 (Banca d'Italia, QEF 903, p. 14). L'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) ha rilevato che caldaie e condizionatori sono rincarati di quasi il 40% in Italia tra la seconda metà del 2019 e la fine del 2022, contro circa il 20% nell'area euro (UPB, Nota sulla congiuntura, aprile 2023).
Il gas russo
Nel 2022 l'inflazione italiana è salita all'8,1%. Dopo l'invasione il prezzo del gas sul mercato europeo di riferimento, il TTF di Amsterdam, è arrivato a circa 340 euro al megawattora (Banca d'Italia, QEF 1067, p. 31), e in Italia i beni energetici sono rincarati del 50,9% in un anno. La Banca d'Italia stima che i rincari delle materie prime, energia e alimentari, abbiano spiegato circa due terzi dell'inflazione dell'area euro nella media del 2022 (Banca d'Italia, QEF 792). La guerra ha pesato sui prezzi attraverso la dipendenza europea dal gas russo: la Russia forniva oltre il 40% del gas importato in Europa via gasdotto (QEF 1067). Nelle scomposizioni dell'inflazione pubblicate dalla BCE e dalla Banca d'Italia gli aiuti a Kiev non compaiono tra i fattori.
Hormuz
Il 28 febbraio 2026 Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran, e il 4 marzo Teheran ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz alle navi considerate ostili. In poche settimane il Brent, il prezzo di riferimento del petrolio, è passato da 72 a quasi 120 dollari al barile e il TTF da poco più di 30 a quasi 62 euro al megawattora (QEF 1067, pp. 6-7). In Italia l'inflazione è salita dall'1,6% di marzo al 4,2% di settembre, con i beni energetici a +22,6% e l'inflazione di fondo, che esclude energetici e alimentari freschi, ferma all'1,5% (ISTAT, prezzi al consumo di settembre 2026).
Le regole europee sul clima
Il sistema europeo di scambio delle emissioni, l'ETS (Emissions Trading System), obbliga le centrali a comprare un permesso per ogni tonnellata di CO2 emessa: nel 2025 il permesso valeva in media 73,9 euro (BCE, proiezioni di settembre 2026). Secondo la BCE nei paesi con una produzione elettrica più carbonica il costo dei permessi arriva fino al 9% del prezzo finale dell'elettricità (BCE, Bollettino economico 1/2026, pp. 52-53). Nessuna istituzione ha stimato quanto l'ETS abbia aggiunto all'inflazione italiana, e lo stesso vale per il Green Deal, l'insieme delle politiche europee per il clima. Il nuovo sistema per riscaldamento e carburanti, l'ETS2, partirà nel 2028, dopo il rinvio deciso dall'Unione (Consiglio dell'UE, 5 marzo 2026), e la BCE stima che quell'anno aggiungerà 0,2 punti all'inflazione dell'area euro.
Quanto abbiamo speso contro il caro energia
Resta da confrontare gli aiuti a Kiev con quelli dati agli italiani contro il caro energia. Tra settembre 2021 e gennaio 2023 l'Italia ha stanziato 92,7 miliardi contro i rincari, secondo il censimento delle misure nazionali di Bruegel, un centro studi di Bruxelles (Bruegel). In valore assoluto è il secondo importo dell'Unione dopo la Germania (158 miliardi), poco sopra la Francia (92,1) e più del doppio della Spagna (40,8). In rapporto al PIL del 2021, lo stesso usato dal Kiel, fa il 5,2%, contro una media europea del 3,7%: l'Italia è quinta tra i 27, dopo Malta, Bulgaria, Austria e Grecia (il calcolo è mio, perché Bruegel pubblica solo gli importi). I 92,7 miliardi in sedici mesi sono 21,5 volte i 4,3 miliardi di aiuti bilaterali all'Ucraina in quattro anni e sette mesi.
L'UPB usa un perimetro più largo, che comprende tutte le misure contro l'inflazione, e arriva a 110,7 miliardi tra il 2021 e il 2023 e a 118,9 fino al 2025 (UPB, Rapporto sulla politica di bilancio 2023, tab. 2.9, p. 81). Le voci più grandi sono i crediti d'imposta alle imprese (26,5 miliardi), l'azzeramento degli oneri di sistema in bolletta (24,5), le indennità una tantum da 200 e 150 euro (10,2), il taglio delle accise sui carburanti (8,9) e i bonus sociali su luce e gas (6,2). Sono stanziamenti: nel 2022, per esempio, le imprese hanno usato circa 7 dei circa 20 miliardi di crediti d'imposta previsti. Secondo la Banca d'Italia le misure mirate alle famiglie e alle imprese più esposte erano circa il 40% delle risorse; il resto è andato a tutti, a prescindere dal reddito (audizione del 5 dicembre 2022, p. 6).
Nel 2026, dal 19 marzo al 5 ottobre, sedici tagli delle accise sui carburanti e i crediti d'imposta per autotrasporto, agricoltura e pesca sono costati 2,8 miliardi, coperti con riduzioni di spesa e maggiori entrate (UPB, audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica, 12 ottobre 2026, tab. 2.5). In sette mesi la spesa ha raggiunto due terzi degli aiuti bilaterali assegnati dall'Italia all'Ucraina dal 2022.
La spesa militare è salita?
La seconda accusa riguarda le armi: l'Italia avrebbe aumentato la spesa per la difesa a scapito degli italiani. Nel rapporto annuale della NATO l'aumento c'è: la spesa italiana è passata da 33,4 miliardi nel 2024, l'1,52% del PIL, a 45,3 miliardi nel 2025, il 2,01%: quasi 12 miliardi in più in un anno (NATO, Secretary General's Annual Report 2025, tabb. 1 e 3, pp. 64-66, con i dati 2025 ancora stimati).
Carlo Cottarelli e Gianmaria Olmastroni, dell'Osservatorio sui conti pubblici italiani (OCPI) dell'Università Cattolica, hanno scomposto l'aumento registrato dalla NATO. Nella nota del 7 novembre 2025 hanno stimato che, degli 0,5 punti di PIL di aumento, «0,1 sarebbero dovuti a un'effettiva maggior spesa, mentre 0,4 rifletterebbero una riclassificazione» (OCPI, «La spesa militare sale del 38,5% nel 2025, ma non si sa perché»). Nella definizione nazionale, quella del bilancio della Difesa, la spesa del 2025 è cresciuta di 3,2 miliardi, a 35,5. Nell'aggiornamento del 10 aprile 2026 l'Osservatorio ha confermato un aumento di quasi 12 miliardi «senza nuove allocazioni di tale entità» e ha osservato che i criteri della riclassificazione non sono mai stati chiariti (OCPI, «Maggiori spese NATO dell'Italia e riclassificazioni: un aggiornamento»).
L'elenco delle voci aggiunte l'ha fornito la stessa Difesa alla Corte dei conti: una quota maggiore dei Carabinieri, parte della Guardia di Finanza e delle Capitanerie di porto, le pensioni privilegiate, l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, progetti spaziali di altri ministeri e infrastrutture a doppio uso del ministero dei Trasporti (Corte dei conti, Relazione sul rendiconto 2025, Difesa, p. 148, nota 54). Eurostat, che usa un perimetro diverso da quello della NATO ed esclude Finanza, Capitanerie e pensioni, misura per il 2024 una spesa per la difesa dell'1,3% del PIL, la stessa quota del 2019 (Eurostat, spesa pubblica per funzione).
Secondo le quote della NATO applicate ai totali, la spesa per armamenti è cresciuta da 7,5 a 10,3 miliardi (tabb. 8a e 8b, pp. 71-72). Il Documento programmatico di bilancio del 15 ottobre prevede 4,5 miliardi in più per la difesa nel 2027 (OCPI, 16 ottobre 2026), ancora da approvare con la legge di bilancio.
Il conto per il 2027
Nel 2027 la parte italiana degli interessi sul prestito vale circa 140 milioni di euro, un ventesimo dei 2,8 miliardi spesi nel 2026 per tagliare le accise. Per i 12,6 miliardi di capitale conteranno le riparazioni che la Russia accetterà di pagare e la decisione dell'Unione sui 210 miliardi di attività russe congelate.
Fonti e approfondimenti
Kiel Institute, Ukraine Support Tracker, dataset release 31 (dati al 31 agosto 2026)
Regolamento (UE) 2026/467 sul prestito a sostegno dell'Ucraina, EUR-Lex
Il Sole 24 Ore, oltre 3 miliardi in armi ed equipaggiamenti, 28 dicembre 2025
Milano Finanza, come funziona il prestito da 90 miliardi, 11 febbraio 2026
Reuters, come funziona il prestito UE da 90 miliardi, 22 aprile 2026
ANSA, rimborsi dello Strumento europeo per la pace, 26 ottobre 2026
Camera, Servizio Bilancio, Verifica delle quantificazioni A.C. 3491, 8 marzo 2022
Dossier di Camera e Senato sul decreto-legge 201/2025, 17 febbraio 2026
Kiel Institute, Ukraine Support Tracker, Dataset Documentation
Eurostat, indicatori di governance economica e spesa per la difesa
Consiglio dell'UE, Strumento europeo per la pace, 26 ottobre 2026
Pagella Politica, quanto costano le armi all'Ucraina, 1 marzo 2023
BCE, Occasional Paper 343, What caused the euro area post-pandemic inflation?
BCE, Bollettino economico 7/2022, domanda e offerta nell'inflazione di fondo
Banca d'Italia, QEF 851, l'inflazione del dopo Covid in Italia
Banca d'Italia, QEF 903, il Superbonus e i costi di costruzione
Banca d'Italia, QEF 792, lo shock energetico e l'inflazione nell'area dell'euro
BCE, Bollettino economico 1/2026, determinanti dei prezzi dell'energia elettrica
Consiglio dell'UE, obiettivo climatico 2040 e rinvio dell'ETS2, 5 marzo 2026
Bruegel, National fiscal policy responses to the energy crisis
Banca d'Italia, audizione sulla manovra 2023-2025, 5 dicembre 2022
UPB, audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica, 12 ottobre 2026
OCPI, «La spesa militare sale del 38,5% nel 2025, ma non si sa perché», 7 novembre 2025
OCPI, «Maggiori spese NATO dell'Italia e riclassificazioni: un aggiornamento», 10 aprile 2026
OCPI, primo sguardo alla legge di bilancio 2027, 16 ottobre 2026


Articolo impeccabile! Grazie di cuore per la condivisione 🙏 saluti da Cracovia 🇵🇱