New York ha davvero ridotto il deficit? Guida al caso Mamdani
Nel dibattito italiano sta circolando una lettura molto forte del caso New York: Mamdani avrebbe “ripagato il debito”, “chiuso il deficit”, “dimostrato che tassando i ricchi si finanzia la spesa pubblica” o addirittura smentito chiunque parli di vincoli di bilancio, sostenibilità della spesa e limiti delle politiche pubbliche espansive.
È una narrazione efficace, perché è semplice. C’è un sindaco identificato con una piattaforma molto progressista, c’è una città enorme e simbolica come New York, c’è un buco nei conti che viene presentato come chiuso, e c’è una conclusione politica apparentemente immediata: se New York ci è riuscita, allora il problema non è la spesa pubblica, ma la mancanza di volontà politica.
Il problema è che questa lettura mette insieme concetti diversi. Confondere debito, deficit e budget gap porta a conclusioni sbagliate. Trattare una proposta di bilancio come se fosse già un consuntivo porta a conclusioni premature. Presentare una tassa stimata come se fosse un incasso già realizzato porta a conclusioni fragili. E trasformare una manovra fatta di risparmi, nuove entrate, autorizzazioni statali, rimodulazioni pensionistiche e misure temporanee nella prova che la spesa pubblica “si finanzia da sola” significa andare oltre ciò che i numeri consentono di dire.
La realtà è più interessante, ma anche meno mitologica. L’amministrazione Mamdani ha presentato un Executive Budget FY2027 da 124,7 miliardi di dollari che risulta bilanciato secondo il piano dell’amministrazione. Questo è un fatto politico e contabile rilevante. Ma non significa che New York abbia cancellato il proprio debito. Non significa che i problemi di bilancio siano risolti per sempre. Non significa che le coperture siano tutte permanenti. E non significa che le misure sociali annunciate abbiano già prodotto effetti economici misurabili.
🎬 Questo articolo è tratto dal video: MAMDANI ha risolto i PROBLEMI DI BILANCIO di New York? Cosa dicono i dati Se preferisci guardare anziché leggere, il video è qui sopra.
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Debito, deficit e budget gap non sono sinonimi
La prima confusione riguarda tre parole che nel dibattito pubblico vengono spesso usate come se indicassero la stessa cosa: debito, deficit e budget gap.
Il debito è uno stock. È l’insieme delle passività accumulate nel tempo. Se una città ha debito, significa che negli anni ha emesso obbligazioni, contratto passività o assunto impegni finanziari che dovranno essere rimborsati nel tempo. Il debito non sparisce perché un bilancio annuale torna in equilibrio. Si riduce solo se il rimborso del capitale supera le nuove emissioni o se vengono fatte operazioni specifiche di riduzione dello stock.
Il deficit, invece, è un flusso. Indica che, in un determinato periodo, le uscite superano le entrate. Se in un anno incasso 100 e spendo 105, ho un deficit di 5. Quel deficit, se finanziato a debito, può aumentare lo stock di debito.
Il budget gap è ancora un’altra cosa. È uno squilibrio previsto nel piano finanziario prima delle misure correttive. Non è necessariamente un deficit già realizzato. Se l’amministrazione prevede che nell’anno fiscale successivo spenderà 105 ma incasserà 100, ha un budget gap di 5. Prima di approvare il bilancio deve trovare coperture per quei 5. Può ridurre alcune spese, aumentare alcune entrate, ricevere trasferimenti, ottenere autorizzazioni da un altro livello di governo o rinviare alcuni costi.
Questo è il punto centrale del caso New York. Quando si dice che il gap FY2027 viene chiuso, si sta dicendo che la proposta di bilancio trova coperture per un buco previsto tra entrate e uscite dell’anno fiscale. Non si sta dicendo che il debito della città sia stato ripagato.
Che cos’è il FY2027
Per capire il caso bisogna chiarire anche un’altra sigla: FY2027. FY significa Fiscal Year, cioè anno fiscale. Non tutti i bilanci pubblici seguono l’anno solare gennaio-dicembre. Negli Stati Uniti molte amministrazioni ragionano per anno fiscale, che può iniziare e finire in date diverse.
Quando si parla di FY2027 nel caso New York, si parla dell’anno fiscale 2027 della città. Non è un dato storico già consolidato. È il periodo a cui si riferisce la proposta di bilancio discussa dall’amministrazione.
Questa distinzione è importante perché l’Executive Budget non è un consuntivo. È una proposta di bilancio del sindaco. Viene pubblicata, discussa, negoziata con il City Council e poi deve essere approvata. Solo dopo l’approvazione diventa il bilancio operativo dell’anno fiscale. E solo a fine anno si potrà vedere cosa è successo davvero: quante entrate sono arrivate, quante spese sono state sostenute, quali risparmi sono stati effettivamente conseguiti e quali misure hanno funzionato come previsto.
Questo non rende il dato irrilevante. Una proposta di bilancio che chiude un gap importante è un fatto politico e contabile significativo. Ma non va confusa con una prova definitiva di successo economico. Il giudizio ex post si potrà dare solo con l’esecuzione del bilancio e con i consuntivi.
Come funziona il bilancio di New York City
New York City è una città, ma ha dimensioni finanziarie enormi. Il suo bilancio è paragonabile a quello di molti Stati. Ha un sindaco, un consiglio comunale, agenzie pubbliche, dipartimenti, programmi sociali, spese obbligatorie, entrate fiscali proprie e trasferimenti da altri livelli di governo.
Un aspetto fondamentale è che il bilancio operativo annuale della città deve essere approvato in pareggio. Questo significa che la città non può semplicemente approvare un bilancio annuale in cui le spese previste superano le entrate previste. Se nelle previsioni compare un buco, quel buco deve essere chiuso prima dell’approvazione.
Il processo avviene per fasi. Prima vengono pubblicate previsioni e documenti preliminari che mostrano lo stato dei conti e i problemi da risolvere. Poi il sindaco presenta l’Executive Budget, cioè la proposta di bilancio dell’amministrazione. A quel punto si apre il confronto con il City Council, che negozia, modifica e approva il bilancio finale.
Nel caso di New York, l’Executive Budget FY2027 dichiara di chiudere il gap previsto per quell’anno e di presentare un bilancio operativo bilanciato.
Ma il vero giudizio dipende da due domande successive: come è stato chiuso quel gap? E cosa succede negli anni successivi?
Il gap da 5,4 miliardi e il numero da 12 miliardi: cosa indicano questi numeri?
Nel dibattito circolano due cifre: 5,4 miliardi e 12 miliardi. A prima vista sembrano in contraddizione. In realtà indicano perimetri diversi.
La cifra da 5,4 miliardi riguarda il problema immediato del FY2027 emerso nella fase preliminare del processo di bilancio. In altre parole, prima delle misure correttive dell’Executive Budget, il FY2027 veniva ricostruito attorno a un gap di circa 5,4 miliardi. L’Executive Budget dichiara poi FY2027 bilanciato dopo le misure correttive.
I 12 miliardi, invece, non indicano il gap del solo FY2027. È una cifra più ampia, usata per descrivere il problema complessivo ereditato: squilibri pluriennali, costi sottostimati, buchi previsti negli anni successivi o una somma di problemi emersi nel piano finanziario.
Questa distinzione cambia il giudizio. Chiudere il gap FY2027 è un risultato contabile rilevante. Ma non significa aver risolto tutto il problema pluriennale dei conti della città. Infatti, dopo il pareggio del FY2027, restano gap previsti negli anni successivi.
Le principali coperture dichiarate
A questo punto bisogna chiedersi: come viene chiuso il gap? La risposta breve è: non con una sola misura, ma con un insieme di coperture diverse. Qui trovate tutti i dati macro più rilevanti rielaborati.
La prima categoria riguarda i risparmi delle agenzie. Il Message of the Mayor indica 1,47 miliardi di dollari di risparmi delle agenzie nel biennio FY2026-FY2027, rispettivamente 560 e 910 milioni. A questi si aggiungono oltre 300 milioni di vacancy reductions (FY2026 150 milioni e FY2027 157 milioni), cioè risparmi ottenuti riducendo o non coprendo alcune posizioni vacanti. Sommando queste due componenti si arriva a circa 1,77 miliardi su due anni.
Entrando nel dettaglio dei risparmi, emerge come il grosso degli interventi riguardi l’efficientamento della macchina pubblica. Si va dalla revisione dei contratti esistenti alla ricerca di tariffe più vantaggiose, fino alla rescissione degli accordi esterni nei casi in cui i dipendenti comunali possano svolgere le stesse attività in modo più efficiente. A questi interventi si aggiungono 28 milioni di dollari legati alla modernizzazione delle tecnologie e delle licenze software comunali, 24 milioni derivanti dalla rinuncia agli spazi inutilizzati e dal consolidamento dei contratti di locazione degli enti, 368 milioni ottenuti attraverso il miglioramento dell’efficienza dei servizi pubblici, una gestione più rigorosa degli straordinari e l’eliminazione graduale dei programmi non più utilizzati. La voce più rilevante, pari a 947 milioni di dollari, riguarda infine il miglioramento della gestione finanziaria, il recupero delle entrate dovute al Comune e una stima più accurata delle spese.
Nel bilancio ci sono poi 1,176 miliardi di dollari di risparmi stimati che non arrivano da nuove tasse, né da trasferimenti dello Stato, né da tagli generali a tutti i dipartimenti. Arrivano da quattro programmi specifici dove la spesa stava crescendo molto: classi scolastiche, educazione speciale, voucher per l’affitto e accoglienza dei senzatetto. Nel documento ufficiale questa voce compare come Cost Containment Strategies, cioè “contenimento dei costi”, per 1,176 miliardi nel FY2027.
Il primo programma riguarda le classi. New York deve ridurre il numero di studenti per classe. Farlo costa, perché servono più insegnanti e più aule. Il bilancio dice che la città investirà comunque 122 milioni per assumere 1.000 insegnanti e aggiungerà 1,5 miliardi al piano capitale per l’edilizia scolastica, ma allo stesso tempo proverà ad applicare l’obbligo con un calendario più realistico, in accordo con lo Stato e con i sindacati. Da qui derivano circa 500 milioni di risparmi nel FY2027.
La seconda voce di risparmio riguarda l’educazione speciale. A New York molte famiglie fanno ricorso perché ritengono che la scuola pubblica non garantisca adeguatamente i servizi necessari agli studenti con disabilità o bisogni educativi speciali. Questi ricorsi possono portare la città a pagare servizi esterni, scuole private, tutoraggi o rimborsi. Il documento dice che la città vuole migliorare la gestione del programma e ridurre il numero di ricorsi. Il risparmio stimato è 149 milioni all’anno. L’idea è che se la città riesce a fornire prima e meglio certi servizi, o a gestire meglio le richieste, dovrebbe spendere meno in contenziosi e rimborsi.
Il terzo punto riguarda il CityFHEPS, cioè un programma comunale di voucher per aiutare famiglie senza casa o a rischio sfratto. La città vuole centralizzare alcune funzioni, rafforzare i controlli, cambiare procedure amministrative e aiutare i beneficiari ad aumentare il reddito, così da ridurre l’uso prolungato del voucher.
Il quarto risparmio riguarda i rifugi per persone senza casa. New York spende molto per l’accoglienza temporanea, anche perché in emergenza usa hotel, che costano parecchio. Mamdani vuole ridurre i costi aiutando più famiglie a trovare una casa stabile, prevenendo nuovi ingressi nei rifugi e riducendo la dipendenza dagli hotel d’emergenza.
Una terza voce centrale è la ristrutturazione dei pagamenti pensionistici, indicata in circa 1,6 miliardi per il FY2027. Questa voce merita una sezione a parte, perché è una delle più fraintese.
Poi c’è il pacchetto dello Stato di New York, pari a circa 4 miliardi. Questo pacchetto comprende elementi molto diversi: circa 352 milioni di aiuto diretto, circa 3,2 miliardi di autorizzazioni statali e circa 500 milioni annui stimati dalla nuova pied-à-terre tax, cioè una tassa sulle seconde case di lusso.
La pied-à-terre tax, invece, è una nuova entrata fiscale stimata in circa 500 milioni all’anno dal FY2027 in avanti. È una tassa sulle seconde case di lusso. La cifra è rilevante, ma va tenuta nelle giuste proporzioni: è piccola rispetto a un bilancio da 124,7 miliardi e non copre da sola il gap. Inoltre è una stima di gettito, non un incasso già realizzato.
🎬 Ne avevamo già parlato qui : MAMDANI TASSA i super RICCHI: Cosa dicono i dati? Se preferisci guardare anziché leggere, il video è qui sopra.
Infine, il bilancio include una misura più piccola, stimata in 68 milioni di dollari: la riduzione del credito d’imposta legato alla Unincorporated Business Tax. La UBT è la tassa comunale di New York sulle attività economiche non costituite in società, come alcune partnership, studi professionali e lavoratori autonomi. Alcuni contribuenti possono oggi recuperare parte di questa tassa tramite un credito sull’imposta personale cittadina. La proposta non introduce quindi una nuova tassa separata, ma riduce uno sconto fiscale esistente. Per i contribuenti interessati, l’effetto è un aumento dell’imposta netta pagata. L’amministrazione la presenta come una misura rivolta soprattutto ai contribuenti più ricchi, sostenendo che il credito UBT avvantaggi in larga misura i milionari.
Ha ridotto le pensioni?
Una delle domande più importanti riguarda le pensioni. Quando si legge che una parte del bilancio viene chiusa tramite pension liability restructuring o pension reprofiling, si può pensare che siano state tagliate le pensioni. Ma non è questo il punto.
La misura non consiste nel ridurre gli assegni pensionistici dei pensionati. Si tratta piuttosto di modificare il calendario dei versamenti o degli obblighi della città verso i fondi pensione. In parole semplici: la città ottiene sollievo nel breve periodo perché paga meno nell’anno considerato o riorganizza il profilo dei pagamenti. Questo produce un effetto positivo sul bilancio FY2027, indicato in circa 1,6 miliardi. Ma il costo non scompare. Viene distribuito diversamente nel tempo.
È un po’ come rinegoziare una scadenza di pagamento. Oggi hai meno pressione, domani potresti averne di più. Questo può essere ragionevole se serve a gestire un picco temporaneo e se la sostenibilità complessiva resta solida. Ma non va raccontato come un risparmio permanente o come una cancellazione del costo.
Su questa misura esistono letture diverse. I critici la vedono come un rinvio del problema, perché riduce la spesa oggi ma sposta obblighi nel futuro. La Citizens Budget Commission ha usato una formula molto dura, parlando di espediente pensionistico e di costo scaricato sui newyorkesi futuri
Altri osservatori la considerano una forma più ragionevole di distribuzione dei costi nel tempo, soprattutto se non intacca i diritti pensionistici e se non peggiora in modo sostanziale la sostenibilità di lungo periodo.
Sono tutte coperture permanenti?
No. Ed è questo il punto più importante per valutare la solidità della manovra.
Non tutte le coperture hanno lo stesso valore nel tempo. Una nuova entrata fiscale stabile può generare risorse anche negli anni successivi. Un risparmio amministrativo permanente può ridurre la spesa in modo duraturo. Ma un trasferimento una tantum vale solo una volta. Una deroga o un’autorizzazione temporanea può produrre effetti limitati nel tempo. Una ristrutturazione dei pagamenti pensionistici può alleggerire il bilancio oggi, ma aumentare la pressione domani.
Per questo bisogna distinguere tra coperture ricorrenti, coperture una tantum e rinvii di costo.
Una copertura ricorrente è una misura che tende a ripetersi. Per esempio, una tassa a regime può produrre gettito ogni anno, anche se il gettito effettivo dipenderà dal comportamento dei contribuenti e dalla base imponibile. Una riduzione permanente di una spesa amministrativa può produrre risparmi anche negli anni successivi.
Una copertura una tantum vale una sola volta. Se lo Stato trasferisce alla città 352 milioni per quell’anno, quel denaro aiuta a chiudere il bilancio, ma non è detto che arrivi anche l’anno dopo. Se non si rinnova, bisogna trovare un’altra copertura.
Un rinvio di costo è ancora diverso. Non elimina la spesa. La sposta nel tempo. La ristrutturazione dei pagamenti pensionistici rientra in questa logica: dà sollievo al FY2027, ma non cancella l’obbligo economico sottostante.
Nel caso New York, il Comptroller Mark Levine ha dato un giudizio misto. Da un lato ha riconosciuto che il budget migliora il quadro rispetto al piano precedente, evita per ora un aumento generalizzato della property tax e non attinge alle principali riserve. Dall’altro lato ha segnalato che il piano si regge su 2,8 miliardi di misure una tantum e 2,3 miliardi di risparmi pensionistici di breve periodo. Ha inoltre avvertito che restano squilibri strutturali perché la città continua a spendere più di quanto incassa.
Questo non significa automaticamente che la manovra sia sbagliata. Ma significa che non possiamo definirla un risanamento strutturale solo perché il FY2027 viene portato in pareggio.
Il vero test sono gli anni successivi
Un bilancio può essere chiuso in un anno e riaprire buchi negli anni successivi. Questo accade quando una parte delle coperture è temporanea, quando alcune spese continuano a crescere o quando le entrate non tengono il passo degli impegni.
Nel caso di New York, il FY2027 viene presentato come in pareggio, ma nel piano finanziario restano gap rilevanti negli anni successivi: circa 7,1 miliardi nel FY2028, 9,1 miliardi nel FY2029 e 9,8 miliardi nel FY2030. Questo è il dato che ridimensiona le letture trionfalistiche.
Il vero test sarà nelle prossime pubblicazioni di bilancio. Se i gap futuri verranno ridotti grazie a nuove entrate effettive, risparmi strutturali e crescita sostenibile della base imponibile, allora si potrà parlare di consolidamento più robusto. Se invece i gap resteranno elevati, la chiusura del FY2027 sarà stata soprattutto una manovra di breve periodo.
È un risultato politicamente significativo. Ma non è ancora un risanamento strutturale pienamente compiuto. I gap previsti tornano già dal FY2028 e arrivano quasi a 10 miliardi nel FY2030. Per capire se l’operazione funzionerà davvero bisogna guardare la qualità delle coperture, l’esecuzione del bilancio e la traiettoria degli anni successivi.
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