Il 28 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di bilancio per il 2027, una manovra da circa 26 miliardi (comunicato n. 195). Il giorno dopo la presidente del Consiglio l'ha presentata su Instagram con undici schede intitolate «La manovra in pillole». Al 29 ottobre il testo del disegno di legge non risultava ancora trasmesso alle Camere.
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La legge di Bilancio porterà l'Italia fuori dal guado?
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Le misure già in vigore
La seconda scheda elenca gli interventi «confermati dalla scorsa Manovra», per 9 miliardi. Ci sono il credito d'imposta per gli investimenti nella zona economica speciale (ZES) unica del Mezzogiorno, la tassazione all'1% dei premi di produttività, il bonus per le mamme lavoratrici, la maggiorazione della deduzione per chi assume (la «super deduzione») e la tassazione al 5% degli aumenti dei contratti collettivi. Erano già in vigore nel 2026, l'anno delle proteste contro il caro vita, e nel 2027 proseguono senza modifiche annunciate.
Sul credito d'imposta per gli investimenti al Sud c'è uno studio della Banca d'Italia, che ha valutato la versione 2016-2020 della misura. Gli autori hanno trovato effetti positivi su investimenti e occupazione, mentre quelli «sulla produttività non risultano invece apprezzabili», e la maggiorazione riservata alle zone economiche speciali non ha prodotto effetti aggiuntivi (Andini e D'Ignazio, Temi di discussione n. 1487, 2025). Il credito d'imposta ha quindi aumentato gli investimenti delle imprese del Sud, senza un aumento apprezzabile della produttività. A Resto al Sud, un altro incentivo per il Mezzogiorno, abbiamo dedicato un video.
Tra le misure nuove c'è un premio per i lavoratori under 30, 2.500 euro tassati all'1%, presentato anche come un argine alla fuga dei laureati. Secondo il Rapporto AlmaLaurea 2026, a cinque anni dalla laurea magistrale chi lavora all'estero guadagna in media 2.941 euro netti al mese, il 59,9% in più dei 1.840 di chi è rimasto in Italia (AlmaLaurea, p. 144). Uno sconto fiscale su un premio di 2.500 euro l'anno non colma un divario di 1.100 euro al mese, e scade al compimento dei 31 anni. Ne abbiamo discusso anche in un reel con Lollo Pisa.
La detassazione dei premi di produttività interessa soprattutto i dipendenti delle grandi imprese, dove i premi di risultato si concentrano. La Banca d'Italia lo rilevava già nel 2010 (Casadio, 2010). Oggi il 46% dei contratti di produttività depositati al ministero del Lavoro riguarda aziende sotto i 50 dipendenti, che però sono la quasi totalità delle imprese (ministero del Lavoro, 15 settembre 2026). In Italia il 39,9% degli occupati lavora in imprese con meno di dieci addetti, contro il 29,6% della media europea (Eurostat, 2024).
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Le 573 agevolazioni fiscali
Il ministero dell'Economia (MEF) pubblica ogni anno il Rapporto sulle spese fiscali, l'elenco ufficiale di detrazioni, deduzioni, esenzioni e regimi agevolati. L'ultimo «censisce 573 misure», che nel 2026 valgono una perdita di gettito di 129,7 miliardi (MEF, Rapporto annuale sulle spese fiscali 2025, pp. 9-10). Sull'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) le misure sono 189, per 81,9 miliardi.
Ogni manovra ne aggiunge qualcuna, con un costo contenuto se la si guarda da sola. L'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), l'organismo indipendente che controlla i conti pubblici per il Parlamento, ha valutato l'effetto complessivo degli interventi degli ultimi anni: «ne è derivato un sistema differenziato per categorie di contribuenti, particolarmente complesso per i redditi da lavoro dipendente, non riconducibile a criteri di equità orizzontale» (UPB, audizione sul disegno di legge di bilancio 2026, p. 8). A parità di retribuzione lorda, due lavoratori possono ricevere netti diversi a seconda delle agevolazioni a cui hanno diritto.
Le soglie di alcune agevolazioni possono anche ridurre il reddito netto di chi le supera. Nel 2024 il taglio dei contributi funzionava a soglie, e secondo l'UPB superare la prima «anche solo per un euro» faceva perdere circa 150 euro di reddito netto, che diventavano circa 1.100 oltre i 35.000 euro lordi (UPB, audizione sul disegno di legge di bilancio 2025, p. 73). Nella stessa audizione l'UPB contava sette aliquote marginali effettive, cioè il prelievo su ogni euro di reddito in più, contro le quattro di prima, con punte del 56% tra 32.000 e 40.000 euro.
Cancellando le agevolazioni si potrebbero ridurre le aliquote IRPEF di tutti i contribuenti. Un punto di aliquota tolto a tutti gli scaglioni costa circa 10 miliardi, l'1% di 1.013 miliardi di reddito imponibile (MEF, dichiarazioni 2025). Con tutte le spese fiscali IRPEF del 2026 si arriverebbe a circa 8 punti. Escludendo le voci che non si possono cancellare dall'oggi al domani (le rate dei bonus edilizi già maturate, l'ulteriore detrazione per i dipendenti e l'esenzione dell'assegno unico), restano circa 31 miliardi, sufficienti per 3 punti su tutti gli scaglioni e per un'imposta più semplice.
Tra le misure confermate c'è anche il bonus per le madri lavoratrici, e sugli strumenti alternativi esistono stime precise. Uno studio della Banca d'Italia sull'anticipo della scuola dell'infanzia ha stimato che la possibilità di accedervi aumenta di circa 6 punti la partecipazione al lavoro delle madri (Carta e Rizzica, 2015). Un altro studio, sulla Germania, ha calcolato che a parità di spesa gli asili nido hanno sulla natalità un effetto cinque volte più grande degli assegni (Bauernschuster, Hener e Rainer).
Il taglio dell'IRPEF e i 1.200 euro
La scheda sull'IRPEF annuncia che il secondo scaglione, al 33%, sale da 50.000 a 55.000 euro, con un beneficio «fino a 500 euro», e che sommando i tagli precedenti il risparmio «arriva fino a 1.200 euro l'anno». I 1.200 euro sono un tetto, ottenuto come somma di tre interventi (260 euro nel 2024, 440 nel 2026, 500 nel 2027), e l'ultimo spetta solo a chi supera i 50.000 euro. Sopra i 50.000 euro dichiara il 7,7% dei contribuenti, sopra i 55.000 il 6,2% (MEF, dichiarazioni 2025, anno d'imposta 2024). Per il taglio del 2026, l'UPB aveva stimato che circa metà delle risorse andasse all'8% dei contribuenti con il reddito più alto (UPB, audizione 2026, p. 57).
Con 55.000 euro lordi si rientra nel 6% dei contribuenti con i redditi più alti, una soglia che va letta insieme all'andamento dei salari. Secondo l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), a inizio 2026 i salari reali italiani erano ancora il 6,1% sotto il livello del 2021 (OCSE, Employment Outlook 2026, nota sull'Italia).
L'IRPEF pesa meno dei contributi anche nel cuneo fiscale, la distanza tra quanto un dipendente costa all'azienda e quanto riceve in busta paga. Per un lavoratore single con il salario medio l'OCSE calcola un cuneo del 45,8% del costo del lavoro, di cui 14,5 punti di imposta sul reddito e 31,2 di contributi previdenziali (7,2 a carico del lavoratore e 24 del datore) (OCSE, Taxing Wages 2026, tab. 1.2).
Un taglio dell'IRPEF aumenta il netto, ma il potere d'acquisto dipende anche dalla retribuzione lorda, e il costo del lavoro per dipendente cresce con la dimensione delle imprese. Secondo l'ISTAT, nel 2024 un dipendente costava in media 27.700 euro nelle imprese con meno di dieci addetti e 48.900 in quelle con oltre 250 (ISTAT, Conti economici delle imprese, 15 ottobre 2026).
Sanità e infermieri
Il Fondo sanitario nazionale cresce di 3,4 miliardi e arriva a 146,3 nel 2027. Una parte va all'indennità di pronto soccorso dei medici. Rispetto alla media OCSE l'Italia ha soprattutto una carenza di infermieri, 6,9 ogni mille abitanti contro 9,2, mentre i medici sono 5,4 contro 3,9 (OCSE, Health at a Glance 2025, nota sull'Italia). Dalla scheda e dal comunicato non risulta una misura dedicata agli infermieri.
La stessa scheda prevede anche un buono di 300 euro per gli over 75 con una pensione fino a 28.000 euro, da spendere in prestazioni non coperte dal servizio sanitario. Il buono è una nuova spesa riservata agli anziani, in un paese che destina già circa il 16% del PIL alle pensioni.
Affitti e cedolare secca
Per i contratti a canone concordato la cedolare secca, l'imposta fissa sugli affitti che sostituisce l'IRPEF, scende dal 10% al 5%, e all'1% se l'inquilino ha meno di 35 anni. Sui social molti l'hanno presentata come la soluzione al caro affitti.
Sulla cedolare secca introdotta nel 2011 esiste già una valutazione: il MEF l'ha analizzata nella Relazione sull'evasione del 2022: «non solo non si registra alcuna traslazione del risparmio fiscale tra proprietari dell'immobile e locatari, ma si osserva al contrario un incremento dei canoni di locazione». Il saldo per la finanza pubblica è risultato negativo, e circa il 60% della riduzione delle tasse è andato al 10% dei contribuenti più ricchi (MEF, Relazione sull'economia non osservata 2022, pp. 104-106).
Anche il nuovo sconto potrebbe tradursi in un vantaggio per i proprietari, perché una riduzione dell'aliquota, da sola, non aumenta le case disponibili in affitto. Con un'offerta di case invariata e una domanda in crescita nelle città, lo sconto rischia di restare ai proprietari, con canoni invariati e meno gettito per lo Stato.
Le misure per famiglie e scuole
Il congedo parentale pagato all'80% passa da tre a quattro mesi, cinque per il secondo figlio e sei dal terzo. Uno studio sulla riforma tedesca del 2007 ha trovato un effetto positivo e significativo dei congedi meglio pagati sulla fecondità (Raute, 2017), e le analisi comparate trovano effetti positivi sull'occupazione femminile per congedi fino a un anno (Olivetti e Petrongolo, 2017). Con le nascite ai minimi, il governo avrebbe potuto spostare sul congedo una parte delle risorse previste per i bonus una tantum.
Il salvadanaio per i nuovi nati prevede 100 euro l'anno dallo Stato fino ai 18 anni, in un conto aperto dall'INPS che le famiglie potranno alimentare. La scheda non chiarisce ancora chi gestirà i conti e quali spese saranno consentite, e da queste condizioni dipenderà quanto la misura incoraggerà il risparmio. Se la gestione seguirà il modello dei fondi pensione negoziali, quelli nati dai contratti collettivi, va ricordato che negli ultimi dieci anni questi fondi hanno reso in media il 2,4% l'anno, meno dei fondi aperti (2,7%) e perfino della rivalutazione del trattamento di fine rapporto (2,5%), per via di una quota azionaria bassa (Commissione di vigilanza sui fondi pensione, Relazione per l'anno 2025, p. 77). Su un orizzonte di 18 anni una quota azionaria più alta può offrire rendimenti maggiori, a fronte di un rischio più elevato. Quanto all'uso, la scheda parla di «determinate voci» per cui si potrà spendere al compimento della maggiore età: finché non c'è il testo non sappiamo quali saranno, e avremmo preferito un vincolo alla previdenza complementare fin dall'inizio.
La manovra finanzia anche i climatizzatori nelle scuole, con una parte delle risorse per l'energia, e i dati sul caldo ne mostrano l'utilità. Il rapporto sul clima del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (SNPA) ha registrato nel 2025 16 giorni di caldo prolungato in più rispetto alla media 1991-2020, in qualsiasi stagione (SNPA, Il clima in Italia nel 2025). La spesa per l'istruzione resta comunque sotto la media europea: il 4,0% del PIL contro il 4,8%, e per l'università lo 0,4% contro lo 0,8% (Eurostat, 2024).
Forfettario a 100.000 euro
Il regime forfettario permette ad autonomi e professionisti di pagare un'imposta fissa del 15% su una quota stabilita dei ricavi. La soglia per accedervi sale da 85.000 a 100.000 euro, mentre per l'IVA resta a 85.000 in attesa dell'autorizzazione europea. L'innalzamento della soglia allarga la differenza di trattamento tra chi paga l'IRPEF ordinaria e chi applica il forfettario.
Il confronto si può fare a parità di costo per chi paga, 100.000 euro. Un dipendente che costa all'azienda 100.000 euro ha una retribuzione lorda di circa 76.900 euro; tolti contributi, IRPEF con le nuove aliquote e addizionali, porta a casa circa 46.200 euro, il 46%. Un professionista in forfettario che fattura 100.000 euro dichiara come reddito il 78% dei ricavi (il coefficiente previsto per le attività professionali), versa circa 20.300 euro di contributi alla Gestione separata dell'INPS (la cassa previdenziale dei professionisti che non ne hanno una propria) e 8.650 euro di imposta sostitutiva: gli restano circa 71.000 euro, il 71%. Il calcolo assume contributi del datore al 30%, addizionali medie al 2,53% e un professionista senza costi né cassa, ed esclude il confronto fra le pensioni maturate, più bassa per il professionista. Con queste ipotesi la differenza supera i 24.000 euro l'anno.
Il MEF ha documentato anche l'incentivo a restare sotto la soglia: negli anni in cui era a 65.000 euro ha trovato «una forte discontinuità nella distribuzione dei ricavi intorno alla soglia dei 65 mila euro» (MEF, Relazione 2022, p. 113). L'UPB ha scritto che la coesistenza dei due regimi «è difficilmente giustificabile sulla base dei principi di equità orizzontale del prelievo» e che l'estensione «coinvolge oggi prevalentemente i contribuenti più ricchi» (UPB, audizione sul disegno di legge di bilancio 2023, pp. 62-63).
Pensioni: altri 850 milioni
L'ultima scheda istituisce un fondo da 850 milioni per la flessibilità in uscita, cioè per andare in pensione prima dell'età prevista. L'Italia spende per le pensioni circa il 16% del PIL, il doppio della media OCSE e, insieme alla Grecia, la quota più alta (OCSE, Pensions at a Glance 2025). Con una spesa pensionistica già a questo livello, nuove uscite anticipate aumentano gli oneri per i conti pubblici, e il fondo arriva nell'ultimo anno della legislatura, che scade il 13 ottobre 2027. In un altro video abbiamo anche risposto a Surry sui conti delle pensioni.
A settembre il governo Meloni ha superato il record di durata del Berlusconi II (AGI, settembre 2026). Nelle sue cinque leggi di bilancio non ci sono state misure da decine di miliardi, e tra i vincoli ha pesato il Superbonus, con oltre 130 miliardi di detrazioni maturate secondo l'ENEA (ENEA, 30 settembre 2026). Una parte delle risorse disponibili è andata ad agevolazioni per singole categorie, che entreranno nel prossimo Rapporto sulle spese fiscali accanto alle 573 già censite.
Fonti e approfondimenti
Consiglio dei ministri, comunicato n. 195 del 28 ottobre 2026
Banca d'Italia, Temi di discussione n. 1487, credito d'imposta per il Mezzogiorno 2016-2020
Ministero del Lavoro, report sui premi di produttività al 15 settembre 2026
ISTAT, Conti economici delle imprese e dei gruppi, anno 2024
MEF, Relazione sull'economia non osservata e sull'evasione 2022
Olivetti e Petrongolo, conseguenze economiche delle politiche familiari, 2017
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