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Avatar di Matteo Di Placido

L’analisi mi è piaciuta molto, soprattutto quando hai evidenziato il legame tra la scarsa produttività delle piccole e medie imprese e l’impossibilità, per le aziende stesse, di trovare candidati con le competenze richieste a fronte della RAL che sono in grado di offrire.

Ti lascio qualche spunto basato sulla mia esperienza personale. Sono un ingegnere elettronico, con una laurea magistrale in progettazione analogica e di potenza, un ambito che oggi è particolarmente interessante anche per tutto il tema dell’elettrificazione.

Il mio primo lavoro è stato in un’azienda che produce macchinari per il test automatico di schede elettroniche. Era un lavoro che, a mio avviso, poteva essere svolto tranquillamente da un ottimo perito elettronico: di fatto, la formazione universitaria che avevo ricevuto era sovradimensionata rispetto alle mansioni che mi venivano richieste.

Probabilmente ho commesso io l’errore di accettare quel lavoro, anche se, paradossalmente, è stata una delle esperienze professionali migliori che abbia fatto finora. Ma credo ci sia anche un errore da parte dell’azienda: voler necessariamente cercare un laureato per una posizione per cui sarebbe bastato un bravo diplomato significa, in qualche modo, utilizzare male sia le risorse dell’azienda sia le competenze della persona.

E questa dinamica, almeno nella mia esperienza, non è un caso isolato. Anche oggi, dopo aver cambiato diverse aziende, ho qualche dubbio sul fatto che quella attuale abbia realmente la possibilità di cogliere fino in fondo i frutti della mia formazione e di mettere a valore ciò che ho studiato, nonostante le aspettative iniziali fossero piuttosto buone.

Forse uno dei problemi del mercato del lavoro italiano è proprio questo: non solo le aziende faticano a trovare persone con le competenze che cercano, ma spesso non hanno nemmeno una struttura organizzativa e produttiva capace di valorizzare quelle competenze una volta trovate.

Avatar di Camillo Marcolini

Non consiglio, ne mai lo farò, a mio figlio di restare in Italia. Se non avessi obblighi che mi impediscono di decidere liberamente, tornerei all’estero, dove già ho vissuto. Credo l’Italia sia una delle nazioni europee con meno prospettive. Le cause sono molte ma non le credo risolvibili senza grossi stravolgimenti.

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