«In Italia si chiedono sempre le coperture»
Oltre 3.000 pagine di rassegna stampa e 5.583 interviste ai leader. Nel merito delle coperture ci entra quasi nessuno.
C'è un luogo comune di cui non ci eravamo accorti, ovvero quello per cui l'Italia sia il paese dei ragionieri, quello dove appena un politico apre bocca per promettere qualcosa parte subito la domanda inflessibile, «e le coperture?».
Rileggete la frase. Sì, secondo molti questo sarebbe una buona rappresentazione del giornalismo italiano.
Ho preso oltre 3.000 pagine di rassegna stampa quotidiana nazionale e 5.583 tra interviste e dibattiti ai leader politici, e ho contato quante volte, quando qualcuno propone una misura, il tema di come la si paga entra davvero nel discorso.
🎬 Questo articolo nasce da un'analisi che trovi anche in video sul canale EconomiaItalia.
Lo stato dell’arte
Se fosse vero che si domandino sempre le coperture, ad un certo punto a forza di domandare, qualcuno arriverebbe preparato, no? D’altronde se il politico deve “vendere” un progetto, e questo casca alla prima domanda, probabilmente il politico successivo cerca almeno imparare dal primo, per non perdere la faccia. Non trovate?
Eppure a me non sembra che questo sia il normale svolgimento di una qualsiasi trasmissione. D’altro canto chi misura in modo sistematico i programmi elettorali trova che la copertura è quasi sempre assente:
Pagella Politica, sui programmi delle elezioni politiche 2022, ha verificato che nel 96 per cento delle promesse non era indicata alcuna copertura finanziaria, e nel restante 4 per cento circa l’indicazione era del tutto generica.
Carlo Cottarelli e l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani hanno stimato nell’ordine di 150 miliardi di euro l’anno il valore delle promesse elettorali prive di copertura.
La Fondazione Luigi Einaudi, con la campagna “Quanto mi costa?”, ha rilanciato una proposta di legge per obbligare i partiti a indicare nei programmi non solo cosa promettono, ma quanto costa e come lo finanziano.
Se il paese chiedesse davvero sempre le coperture, numeri del genere non potrebbero esistere: qualcuno se ne sarebbe accorto. Sorge legittima la domanda, quanto spesso si parla di coperture?
La rassegna stampa
Partiamo dalla rassegna stampa, ne ricevo una tutte le mattine, e ho preso le ultime ancora salvate sul drive, dal 25 maggio al 13 luglio 2026, per oltre 3.000 pagine di giornali, e ho classificato ogni pagina di politica interna ed economia su quattro livelli: non cita le coperture, le sfiora, entra nel merito, ci dedica l'intero articolo.
Su 1.194 pagine di politica interna ed economia, il risultato è desolante:
non cita le coperture: 93,8 per cento;
le sfiora appena: 6,2 per cento;
entra nel merito: 0 per cento;
articolo interamente dedicato: 0 per cento.
In tutte e 26 le giornate, l'intera rassegna stampa nazionale non contiene, nelle sezioni di politica interna ed economia, un solo articolo che indichi come si copre una misura proposta. In tutto il corpus, un unico caso entra nel merito: la delibera che stanzia 13,5 miliardi per il ponte sullo Stretto, con la relativa bollinatura della Corte dei conti.
Le interviste ai leader
Se c'è un posto dove la domanda sulle risorse dovrebbe arrivare, è l'intervista al leader che propone. Ho costruito un corpus di 5.583 tra interviste, dibattiti e podcast ai leader politici pubblicati su YouTube dal 2007 al 2026, trascritti integralmente. Poi ho tenuto solo i 945 casi in cui c'è una proposta concreta e chiara.
Su quei 945 casi:
nelle interviste (892 casi): nessuna copertura 60 per cento, copertura fantasma 16 per cento, copertura generica o vaga 15 per cento, copertura reale con risorse identificate 8 per cento;
nei dibattiti (53 casi): nessuna copertura 60 per cento, fantasma 28 per cento, generica 8 per cento, reale 4 per cento.
Sei proposte su dieci non hanno alcuna copertura, e quando la copertura viene nominata prevale nettamente la forma vaga o fantasma su quella con risorse davvero identificate.
I nuovi medium
Si potrebbe obiettare: è colpa del formato, tre minuti in tv non bastano. In parte è vero, e i dati lo confermano. Misurando la durata del passaggio dedicato alle coperture, solo l'8 per cento dei video con una proposta gli dedica uno spazio esteso (quindici secondi o più), il 57 per cento se la cava con un accenno rapido, il 35 per cento non ne parla affatto.
E più lungo è il formato, più il tema affiora: si passa dal 12 per cento dei video sotto i cinque minuti al 55 per cento di quelli oltre l'ora. Sembra una buona notizia, ma non lo è. Anche nei podcast fiume, dove il leader ha tutto lo spazio del mondo, oltre metà delle proposte resta scoperta.
Le coperture più ricorrenti
Quando una copertura viene indicata, che tipo è? Nel campione analizzato le due più citate sono le nuove tasse (spesso una patrimoniale o un prelievo sui ricchi) e i fondi europei e il PNRR, quasi appaiate, seguite a distanza dal debito. Il problema è che diverse di queste non sono coperture.
Il recupero dell'evasione: non è una copertura, in quanto a fronte di spese certe non si può usare un recupero di imposta incerto.
Il debito: sposta soltanto la tassa in avanti. Questo si accumula rispetto al pil se la sua velocità di crescita, i tassi di interesse, salgono più in fretta del PIL. Ne consegue che, vedendo il livello del debito italiano, sia complesso affermare che quella sia una copertura.
I fondi europei e il PNRR: se da una parte coprono la realizzazione di alcuni interventi, dall’altra lasciano irrisolta la gestione ordinaria degli anni a seguire, che spesso non viene considerata.
La crescita e i moltiplicatori: la misura che si ripaga da sola, la copertura preferita da chi non ne ha nessuna, perché è impossibile da smentire prima e comodissima da dimenticare dopo.
Sono le quattro formule con cui, nel dibattito, si dice «non lo so» facendolo sembrare un piano.
Non è un vizio di destra o di sinistra
Qui di solito parte la seconda obiezione: sono gli altri a non coprire, i nostri i conti li fanno. I dati dicono di no. Diviso per area politica, secondo la classificazione del campione, il quadro è sorprendentemente uniforme: la copertura fantasma va dal 14 per cento del centro al 21 per cento del Movimento 5 Stelle, la copertura reale resta sotto il 10 per cento in ogni area, e la quota di proposte senza alcuna copertura sta sopra il 60 per cento ovunque. Nessuna forza fa eccezione.
Cambiano semmai le firme, cioè la copertura fantasma preferita di ciascuno. Sempre secondo la classificazione del campione: il Movimento 5 Stelle è quello che più ricorre alla crescita e ai moltiplicatori, la misura che si ripaga da sola; il centrodestra si appoggia soprattutto al debito e alle nuove tasse; la sinistra invoca più spesso i fondi europei e il PNRR; il centro è il più vario.
I dati dell’Osservatorio di Pavia
Secondo l'Osservatorio di Pavia, i temi economici pesano il 18,4 per cento delle notizie dei telegiornali, e dentro l'economia il fisco vale il 3,9 per cento e la finanza pubblica il 2,3. La questione delle coperture non è nemmeno una categoria censita: non esiste come voce.
Tutto questo ci permette di concludere che no, con tutta probabilità non siamo il paese che chiede sempre le coperture. Siamo il paese che le nomina appena, quasi mai le verifica, e quando le cita più spesso se le inventa. Questo non esclude che alcuni giornalisti sappiano fare il loro lavoro, e talvolta insistano sul tema. Ma questi sono mosche bianche non la moda.
📬 Esplora tutti i dati e i grafici interattivi nella dashboard sulle coperture nel dibattito pubblico.
Fonti
Pagella Politica, analisi delle coperture nei programmi elettorali 2022
Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani (C. Cottarelli), stime sulle promesse prive di copertura
Osservatorio di Pavia, visibilità dei temi economici nei telegiornali del prime time (economia 18,4 per cento delle notizie, fisco 3,9, finanza pubblica 2,3)
lavoce.info, archivio articoli di finanza pubblica
noisefromamerika.org, archivio articoli di analisi economica
La dashboard interattiva con tutti i grafici di questa analisi
Corpus rassegne stampa quotidiane nazionali, 25 maggio al 13 luglio 2026, e corpus di 5.583 interviste e dibattiti video ai leader (2007-2026), elaborazione propria
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Questo articolo è tratto dal canale YouTube EconomiaItalia, dove ogni settimana analizzo dati economici e statistici sull'Italia.


Analisi molto interessante.
La cosa che mi ha colpito è che, se il luogo comune sulle coperture non regge ai dati, forse dovremmo chiederci quante altre domande fondamentali non vengono fatte nel dibattito pubblico.
Perché il problema non è solo chiedere "come si finanzia una misura", ma anche "perché dovrebbe funzionare?", "quali incentivi modifica?" e "come misureremo se ha raggiunto il suo obiettivo?".
Ho l'impressione che il vero limite del dibattito italiano sia proprio questo: discutiamo molto delle promesse e molto poco di come quest'ultime dovrebbero diventare realtà e con quali effetti.