«Ha sempre fatto caldo»? Cosa dicono davvero i dati di Milano
Battaglia guarda giugno dal 2000. Allargando la finestra, la statistica dice un'altra cosa.
«E un giugno nella media. Chi non ci crede, controlli i dati delle stazioni meteo.» Comincia cosi un articolo di Franco Battaglia sulla Verita del 26 giugno 2026. Su una cosa ha ragione: i dati vanno guardati. Andiamoli a guardare, allora. Tutti, pero, non solo quelli che servono a chiudere il discorso.
Questo articolo e tratto dal video: «Ha sempre fatto caldo»? Cosa dicono davvero i dati di Milano. Se preferisci guardare anziche leggere, il video e qui sopra.
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Il trucco non e nei numeri, e nella finestra
L'articolo porta due grafici: le temperature massime di giugno a Milano dal 2000 al 2026 e il numero di giorni sopra i 27 e i 30 gradi, sempre dal 2000. Ventisei anni, un mese solo. Su quella finestra la retta e quasi piatta, e la conclusione arriva da sola: nessun cambiamento, ha sempre fatto caldo cosi.
Il punto e che ventisei anni di un singolo mese non sono il clima: sono un ritaglio. E quando ritagli abbastanza stretto, qualsiasi salita diventa una linea piatta. Milano, per fortuna, ha molto piu di ventisei anni di dati: la serie di Milano-Brera parte dal 1763 (archivio GHCN-Daily, NOAA ed ECA&D, estesa con i dati ERA5 di Copernicus fino al 25 giugno 2026). Allarghiamo la finestra.
Sulla serie completa la media mobile a 11 anni, quella che serve solo a leggere la tendenza sotto il rumore, sale in modo netto dal Settecento a oggi. Lo stesso fenomeno che dal 2000 sembrava piatto, visto da lontano e una rampa.
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La distribuzione si e spostata, non e una singola estate
Spezziamo la serie in epoche e guardiamo la forma della distribuzione, non un punto solo. Dal 1991 a oggi la curva e piu bassa e piu larga, con la coda che arriva verso i 36 gradi: gli estremi sono diventati piu marcati e piu frequenti.
Soprattutto, non si sposta solo la media: si sposta anche la mediana, il valore che divide a meta le estati. Le estati del 1951 o del 1973 avevano una mediana piu bassa di quelle degli ultimi vent'anni. Tradotto: non e che ogni tanto arriva un'estate bollente dentro un clima normale. E tutto il clima che e scivolato verso il caldo.
L'errore della gaussiana, quello che regala argomenti a chi nega
A questo punto, di solito, si tira fuori la gaussiana, la curva a campana. Si prende il valore di oggi, lo si trova lontanissimo dalla media e si conclude: impossibile, un evento da una volta ogni diecimila anni, non doveva nemmeno esistere. E lo stesso schema con cui qualcuno ha provato a dimostrare che Messi statisticamente non dovrebbe esistere, o che i ghiacciai si sciolgono a un ritmo da fine del mondo.
E un errore, e per giunta pericoloso. Stai assumendo a priori la forma della distribuzione: decidi tu, prima di guardare, che le temperature seguano una campana. Quando poi qualcuno mostra che la campana e l'ipotesi sbagliata, hai appena regalato un argomento a chi ripete che ha sempre fatto caldo. La normale non va buttata: va usata come metro di paragone, non come verdetto. La domanda giusta non e «quanto e impossibile», ma «quanto i dati veri si discostano da come si comporterebbero se la campana fosse giusta».
Chebyshev, il limite che vale per qualunque distribuzione
Qui entra uno strumento elegante: la disuguaglianza di Chebyshev. Dice una cosa che non dipende dalla forma della distribuzione: per qualunque fenomeno con media e varianza finite, la probabilita teorica di trovarsi ad almeno k deviazioni standard (k sigma) dalla media e al massimo 1 diviso k al quadrato. Oltre 2 sigma al piu il 25%, oltre 3 sigma l'11%, oltre 5 sigma il 4%. Vale per le temperature, per i redditi, per i terremoti: e un teorema, non un modello da tarare. Le temperature, essendo una grandezza fisica limitata, hanno media e varianza finite, quindi la condizione e soddisfatta.
Una precisazione che vale la pena fare. Chebyshev, nella forma standard, e bilaterale: limita la probabilita di allontanarsi dalla media in valore assoluto, quindi mette insieme la coda fredda e la coda calda. Noi guardiamo solo la coda calda, e per una coda sola la versione corretta e la disuguaglianza di Cantelli, P(X meno la media maggiore o uguale a k sigma) al massimo 1 su (1 piu k al quadrato), ancora piu stringente. E soprattutto: Chebyshev e un teorema, non si batte e non si viola.
Il grafico va letto cosi: sull'asse orizzontale lo scarto dalla media in sigma, sull'asse verticale, in scala logaritmica, quanto spesso si osserva quel valore. La scala logaritmica serve perche, andando verso la coda, le frequenze diventano piccolissime e una scala normale le schiaccerebbe sullo zero. Sopra la curva del tetto di Chebyshev c'e la regione vietata: nessuna distribuzione puo starci sopra. Le estati milanesi, i pallini, per buona parte stanno sotto la campana. Ma le piu recenti la sfondano.
Allora la domanda giusta non e «le estati recenti battono il tetto di Chebyshev», perche un teorema non si batte. La domanda e un'altra: se prendo la distribuzione storica come riferimento e conto quante estati recenti finiscono nella coda calda, quante ne trovo rispetto a quante quella distribuzione ne prevederebbe? La risposta e: molte di piu. Le estati degli ultimi 15 anni cadono oltre le 2 e le 3 sigma del clima storico con una frequenza che quella distribuzione semplicemente non contempla. La conclusione corretta non e un limite violato: e che la distribuzione storica non descrive piu il periodo recente. Il clima si e spostato sotto i nostri piedi.
La coda, dove vivono davvero gli estremi
Per chiudere il cerchio si guarda solo il top 5% delle temperature, quello che in finanza si chiama VaR al 95%: la soglia oltre la quale cade appena il 5% dei casi. Per Milano vale 28,5 gradi. Sugli eccessi oltre quella soglia si adatta una distribuzione generalizzata di Pareto, lo strumento giusto per descrivere le code, e si confrontano due epoche, il 1940-1980 e il 1991-2025.
Due cose saltano fuori. La frequenza: i superamenti della soglia passano da 18 a 43 all'anno. E l'intensita: l'eccesso medio sopra la soglia sale da 1,7 a 2,7 gradi, e i picchi piu estremi da 6,8 a 9,9 gradi sopra soglia. I giorni molto caldi non sono solo piu numerosi: sono anche piu caldi. La soglia e ferma, e il clima che le e scivolato sotto.
Allora, e un giugno nella media?
No. Chi continua a dire che le estati sono calde come ieri non ha guardato i dati: ha guardato un ritaglio, giugno, dal 2000, e ha chiamato clima un quarto di secolo di un mese solo. Allargando l'orizzonte, cambiando il metro, guardando le code, la risposta non cambia mai di segno.
Un'ultima precisazione, perche conta. Il cambiamento climatico non e soltanto «fa piu caldo»: e «fa caldo in modo piu estremo», con una variabilita che cresce verso l'alto e a volte anche verso il basso. Ridurlo allo slogan «fa troppo caldo» lo banalizza tanto quanto negarlo. Per chi vuole approfondire il fenomeno in se ci sono divulgatori molto seri, da Entropy for Life a Random Physics, e vale la pena recuperare il dibattito tra Franco Battaglia e Daniele Visioni, che sul tema lavora davvero.
I dati, intanto, restano li. Bastava guardarli tutti.
Fonti e approfondimenti
Milano oltre scala, la dashboard interattiva con tutti i grafici di questa analisi (serie storica, distribuzioni, Chebyshev, POT), anche nella versione ristretta ai soli giugni
Serie Milano-Brera, archivio GHCN-Daily (NOAA ed ECA&D) 1763-2008, estesa con ERA5 (Copernicus, ECMWF) fino al 25 giugno 2026
Il dibattito Franco Battaglia contro Daniele Visioni sul clima
STATISTICA: quello che non ti dicono, perche la gaussiana e usata male piu spesso di quanto pensi
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Questo articolo e tratto dal canale YouTube EconomiaItalia, dove ogni settimana analizzo dati economici e statistici sull'Italia.

