Da 8,1% a 3,1% di deficit: miracolo, rimbalzo o trappola?
Mancano 1.640 milioni per uscire dalla procedura UE. Il Superbonus c'entra, ma non come ve la raccontano. E Grecia e Portogallo, partiti peggio di noi, oggi sono in surplus
Da 8,1% a 3,1% di deficit: miracolo, rimbalzo o trappola?
Otto virgola uno per cento di deficit nel 2022. Tre virgola uno nel 2025. Cinque punti di PIL recuperati in tre anni, dice Fratelli d'Italia in un post ufficiale del 25 aprile, contro tutta la sinistra che lo riteneva impossibile. Sotto al post, un commento condensa la propaganda in due righe: «Per quest'anno si prevedeva il 3,3, e per un soffio non rientravamo sotto il 3. È così che si fanno i conti pubblici». Per un soffio. Bene. Quel soffio è il punto.
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L'ITALIA non ha i conti in ORDINE: tutta colpa del SUPERBONUS? GUARDIAMO I DATI
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Eurostat 22 aprile: il numero esatto del soffio
Il 22 aprile 2026 Eurostat ha pubblicato la notifica EDP. Per l'Italia il dato è questo: deficit 2025 al 3,1% del PIL, debito al 137,1%. L'Italia non esce dalla procedura per disavanzo eccessivo aperta nel luglio 2024 sulla base del deficit 2023 al 7,4%. Restiamo dentro, insieme ad altri otto Paesi UE: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Ungheria, Malta, Polonia, Slovacchia, Romania. Nove su ventisette. Un terzo dell'Unione. Prima di accettare il framing complotto-contro-l'Italia, mettiamoci in testa che è una regola che mezza Europa fatica a rispettare dopo Covid e crisi energetica.
Il soffio, in cifre: deficit nominale 2025 pari a 69.381 milioni di euro, PIL a 2.258 miliardi, rapporto 3,073%. Per uscire dalla procedura il deficit deve stare sotto il 3, non vicino. Sono mancati 1.640 milioni. Un miliardo e seicento. Tenete a mente questo numero, ci serve. La fonte è la nota dell'Osservatorio Conti Pubblici Italiani firmata Cottarelli e Pench, pubblicata il 24 aprile, due giorni dopo Eurostat.
Rimbalzo o miracolo? Perché Grecia e Portogallo hanno chiuso e noi no
Adesso torniamo al fan del miracolo. La serie del deficit italiano 2017-2025, fonte Eurostat: meno 2,4, meno 2,2, meno 1,5. Tre anni di deficit normale prima del Covid. Poi pandemia: meno 9,4 nel 2020. Da lì la discesa: meno 8,7, meno 8,1, meno 7,1, meno 3,4, meno 3,1.
Cinque punti recuperati non sono un miracolo, sono fine pandemia. Lo certifica l'Ufficio Parlamentare di Bilancio nell'audizione del novembre 2021 sul DDL bilancio 2022: anche con crescita congiunturale zero nell'ultimo trimestre del 2021, il PIL annuo italiano sarebbe comunque cresciuto del 6,1% per effetto trascinamento. Il rimbalzo c'era già. E sarebbe arrivato comunque.
Ma il rimbalzo non è una giustificazione. È un'aggravante. Riccardo Trezzi, economista, ha pubblicato a ottobre 2026 un grafico molto citato che mette in relazione tasso di occupazione e saldo primario, anno per anno, dagli anni Settanta a oggi. Tradotto: tra il 2021 e il 2023 abbiamo avuto saldi primari attorno al meno 3, meno 6 per cento del PIL mentre l'occupazione correva verso il record storico. Una traiettoria, scrive Trezzi, «folle quanto gli anni Settanta-Ottanta». Quelli sì, gli anni del debito.
Adesso il confronto. Il Portogallo è in surplus nominale dal 2023: più 1,1 nel 2023, più 0,6 nel 2024, più 0,7 nel 2025. La Grecia è in surplus dal 2024: più 1,3, più 1,7. Stesso periodo. Stessa Europa. Stessa BCE. Due Paesi che dieci anni fa avevano sui giornali italiani il titolo «spettro fallimento». Hanno chiuso la pandemia con disciplina, e sono passati al segno più. La definizione tecnica di quello che invece ha fatto l'Italia è politica fiscale procyclical: deficit alti in fase di espansione e tagli in fase di crisi. L'esatto opposto di quello che dovrebbe fare uno Stato sano.
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Il Superbonus dentro questo deficit: la trappola contabile
Veniamo al protagonista. I crediti d'imposta del Superbonus 2020-2023 sono stati classificati da Istat come «crediti pagabili». È una categoria contabile europea che dice una cosa precisa: l'intero importo dell'agevolazione viene imputato al deficit nell'anno in cui matura la spesa, anche se lo Stato lo restituirà al contribuente in più anni. È l'opposto di una rateazione.
Risultato. Fonte Dossier OFP Camera maggio 2024, tabella 1.1, impatto annuo del solo Superbonus sul deficit: 0,5 miliardi nel 2020, 16,4 nel 2021, 55 nel 2022, 81,3 miliardi nel 2023. Il picco. Tre virgola nove punti di PIL. Solo Superbonus. Solo nel 2023. Il deficit 2023, ricordate, era al 7,4. Oltre la metà del nostro disavanzo del 2023 era una singola misura. Una. La relazione ex articolo 126 paragrafo 3 con cui la Commissione ha aperto la procedura cita esplicitamente, parole loro, «the impact of the tax credits for buildings renovations» come fattore aggravante. Non l'ho detto io.
Ma c'è un secondo binario. Sul deficit il colpo è concentrato 2020-2023 perché si registra per competenza. Sul debito l'effetto si manifesta per cassa, anno per anno, man mano che i contribuenti compensano i crediti con altre imposte. È per questo che, anche dopo lo stop quasi totale alle nuove cessioni del 2023, il debito continua a salire. Sempre OFP Camera, tabella 1.2: l'impatto cumulato del Superbonus sul debito raggiunge 157,1 miliardi nel 2027, pari al 6,6% del PIL. Una misura iniziata nel 2020 finisce di pesare sul debito nel 2036. Sedici anni.
Mario Seminerio su Phastidio ha aggiunto un dettaglio tecnico che merita di essere ripreso. Nel 2025 l'Italia ha registrato uno «stock-flow adjustment» del 2,4% del PIL, lo scarto tra deficit annuale e variazione del debito quando un Paese accumula più debito di quanto giustifichi il deficit dell'anno. Quel 2,4 è essenzialmente l'emersione e trasformazione in debito dei bonus edilizi: circa 60 miliardi pagati in un anno solo, non perché spesi nel 2025, ma perché compensati nel 2025.
Le tre menzogne sul Superbonus
Prima menzogna, «si è ripagato da solo trainando la crescita». Lo sostengono i Cinque Stelle e chi lo ha votato. Banca d'Italia, memoria del 22 aprile 2024, dice il contrario: la spesa addizionale, cioè quella che non sarebbe stata fatta senza incentivo, è stata «poco meno della metà» del valore totale degli investimenti agevolati. Un quarto degli interventi non era nemmeno aggiuntivo, erano lavori già programmati. Il moltiplicatore stimato è «intorno all'unità»: ogni euro di Superbonus ha generato circa un euro di PIL aggiuntivo. Mettiamoci sopra una prova del nove. Sommate i 165 miliardi di Superbonus e i 194 miliardi di Recovery Fund. Quasi mezzo trilione di euro. Il decennio più favorevole della spesa pubblica italiana dal dopoguerra. E adesso guardate la crescita italiana: ultimi posti in Europa. Mille bonus non servono se non muovi né le ore lavorate né la produttività.
Seconda menzogna, «sussidio fortemente regressivo a favore dei ricchi». Il cliché di chi lo critica. Qui devo essere onesto: la storia è più articolata di così. Sì, il 90% di chi guadagna più di 75 mila euro possiede immobili contro il 46% di chi guadagna meno di 10 mila, fonte UPB. Sì, il 15% più ricco fruiva di oltre la metà delle detrazioni edilizie ordinarie pre-Superbonus. Sì, il Rapporto UPB sulla politica di bilancio 2025 ha calcolato un'addizionalità media del 64% ma decrescente nel 2022-2023, perché la misura si è allargata sempre più a chi non ne aveva bisogno per fare i lavori. Ma lo stesso UPB, audizione marzo 2023, scrive una cosa scomoda per chi vuole il bersaglio facile: la cessione del credito e lo sconto in fattura, le due novità più criticate del DL 34/2020, hanno reso il Superbonus «meno regressivo» rispetto ai bonus edilizi tradizionali, perché hanno permesso anche a famiglie senza liquidità di accedere alla detrazione. Specialmente nel Mezzogiorno. Non è una contraddizione, è il quadro completo.
Terza menzogna, «era una grande politica climatica». Questa è la più dolorosa. ENEA, monitoraggio 31 marzo 2026: 505.417 edifici asseverati, 132 miliardi di detrazioni maturate. Costo medio per edificio efficientato: 261 mila euro. Pagati dallo Stato. Gli edifici residenziali italiani sono circa 12,2 milioni (fonte Corte dei conti, relazione PNRR 2024). 505 mila su 12 milioni e duecento. Il 4 per cento. Banca d'Italia, QEF 845 del 2024, lo scrive testualmente: il rapporto costi-benefici ambientale del Superbonus è «sfavorevole» rispetto ad altre tipologie di intervento.
Chi ha votato cosa: il verbale del Parlamento
Il pezzo politicamente più scomodo. Quattro voti, dati alla mano.
DL 34/2020, il decreto Rilancio che introduce il Superbonus al 110%. Camera, 9 luglio 2020, su fiducia: 318 sì, 231 no. Maggioranza Conte II, M5S-PD-Italia Viva-LeU. Tutto il centrodestra contrario, FdI compresa.
Bilancio 2022, legge 234/2021, proroga fino al 2025. Camera, 30 dicembre 2021: 414 sì, 47 no circa. Maggioranza Draghi: M5S, PD, Italia Viva, LeU, Forza Italia, Lega. Tutti dentro. Unica opposizione: FdI. Quindi sì, è vero che FdI nel 2020 votò contro l'introduzione. Ma è altrettanto vero che Lega e Forza Italia votarono a favore della proroga 2022 dentro Draghi. Cosa che si tende a dimenticare.
DL 11/2023, il «blocca cessioni» di Giorgetti. Camera, 30 marzo 2023, fiducia: 185 sì, 121 no. Maggioranza Meloni. Contrari PD, M5S, AVS.
DL 39/2024, rateazione decennale. Camera, 23 maggio 2024: 150 sì, 109 no. Stessa geometria.
Ora prendete questi quattro voti e provate a usarli per smontare le narrazioni odierne. Chi sta in Lega o Forza Italia oggi e dice «noi non c'eravamo» mente: c'erano, anzi, hanno deciso. Tra i partiti che hanno spinto di più per allungare la vita al Superbonus, dentro Draghi, c'era proprio la Lega. Cioè il partito dell'attuale ministro dell'Economia. Giancarlo Giorgetti gestisce oggi la coda di una misura che il suo stesso partito ha contribuito a difendere. Sull'altra sponda: il M5S ha votato contro tutte le strette successive, contro DL 11/2023 e contro DL 39/2024. Italia Viva, ricostruito da me per Pagella Politica, è il caso più paradossale: Marattin relatore di maggioranza alla Camera nel 2020 («miglioramenti fattivi», «traino importante»), poi a SkyTG24 il 23 dicembre 2021 dice «sono stati un sacco di soldi pubblici, speriamo che avranno avuto effetto», poi nel 2022 si converte e attacca la «moneta fiscale», infine nel 2023-2024 Renzi accusa il M5S di «modalità assurde» e «buco miliardario».
Cosa ha corretto Giorgetti, e cosa no
Devo essere onesto anche con il fan di Meloni. Qualcosa di concreto Giorgetti l'ha fatto. Il DL 11/2023 è arrivato al momento giusto, dopo due anni di esplosione, e ha sbarrato il rubinetto delle nuove cessioni. Era inevitabile, lo segnalavano UPB e Banca d'Italia da almeno un anno, ma è stato fatto. Il DL 39/2024 ha allungato da 4 a 10 anni la fruizione delle detrazioni 2024-2025: una redistribuzione temporale che migliora i tendenziali del 2025 e 2026 di 700 e 1.700 milioni e peggiora del corrispondente nel 2029-2034. Il costo complessivo non cambia, ma quei 700 e 1.700 milioni sono la ragione tecnica per cui il deficit 2025 è arrivato al 3,1 e non al 3,4.
Però. Cottarelli e Pench, OCPI 24 aprile 2026, ricostruiscono i due canali residui: cinque miliardi di crediti d'imposta concessi proprio nel 2025 più due o tre miliardi di maggiore spesa per interessi sul debito accumulato 2021-2024 dai bonus edilizi. Senza la coda Superbonus, il deficit nominale 2025 sarebbe stato sotto il 3 per cento. Non è una motivazione formale della Commissione, è una deduzione analitica. Ma il nesso è quello.
E c'è una cosa venuta fuori la settimana scorsa. Il Documento di Finanza Pubblica del 23 aprile mostra che nel 2025 sono emerse spese da Superbonus per 8,4 miliardi in più rispetto alle previsioni precedenti. Ricostruzione del Foglio del 24 aprile: lo sforamento complessivo è di 6,6 miliardi di spese contro 6 di maggiori entrate. È un autogol, perché significa che il governo Meloni, nello stesso documento in cui rivendica il rigore, deve scrivere che il Superbonus continua a costare di più del previsto. Non è un fallimento di rigore: è il fatto che la coda Superbonus si manifesta ancora con un ritardo di due o tre anni rispetto alla maturazione dei crediti, e nessun governo ha un controllo perfetto sul momento esatto in cui arriva la fattura.
La luna, non il decimale
Tre cose, allora.
Una. L'Italia è in procedura per il deficit, non per il debito. Il Superbonus è stato lo shock politico domestico più grande dentro quel deficit. Oltre la metà del disavanzo del 2023 era Superbonus.
Due. Il Superbonus non si è ripagato da solo, ha fatto regressività attenuata ma reale, e come politica climatica ha toccato il 4% degli edifici residenziali a 261 mila euro l'uno. È un disastro economico documentato dai documenti delle istituzioni. Non da me.
Tre. La procedura non l'abbiamo presa per colpa del Superbonus. L'abbiamo presa perché abbiamo tenuto deficit primari da anni Settanta in piena espansione mentre Grecia e Portogallo, partiti peggio di noi, oggi hanno il segno più davanti al saldo. Il Superbonus è la tessera più vistosa del mosaico, è quella che per dimensione brucia gli occhi. Senza Superbonus, oggi saremmo sotto il 3. Però resteremmo lontanissimi da Grecia e Portogallo. E il problema è là.
L'ossessione mediatica sul decimale di deficit fa perdere di vista l'unica metrica che conta davvero per la sostenibilità: r meno g, tasso di interesse medio sul debito meno tasso di crescita nominale. Quando r è maggiore di g il rapporto debito-PIL aumenta automaticamente, palla di neve. Quando g è maggiore di r, anche con un deficit sopra il 3 per cento, il rapporto debito-PIL può scendere. Il 3,073 contro il 2,99 è una mezza foglia di fico per non guardare la luna. La luna è la crescita. E in Italia non cresce niente.
Se questa storia ce la raccontiamo come «tutta colpa del Superbonus dei Cinque Stelle», il prossimo governo, di qualunque colore, scriverà il prossimo bonus, di qualunque colore, e tornerà a essere «non colpa nostra». Se invece la raccontiamo per quel che è, una politica fiscale procyclical, bipartisan, che vota proroghe quando è al governo e si scandalizza quando è all'opposizione, allora sappiamo cosa cambiare.
Fonti e dashboard
Dashboard interattiva «Superbonus e procedura EDP» con tutti i grafici e le tabelle citate nell'articolo
OCPI Cottarelli e Pench, 24/04/2026, tre chiarimenti sulla permanenza dell'Italia nella procedura
Ufficio Parlamentare di Bilancio, memoria DL 39/2024, Rapporto politica bilancio 2025, audizioni 2020-2023
Camera dei Deputati, OFP Dossier 04 Superbonus, maggio 2024, tabelle 1.1-1.2 impatto deficit/debito 2020-2036
Banca d'Italia, memoria 22/04/2024 sul Superbonus, audizione Tommasino 29/03/2023, QEF 845/2024
Pagella Politica, «Quanta responsabilità ha Italia Viva sul Superbonus»
Il Foglio 24/04/2026, «L'incredibile autogol del governo sul deficit»
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