AfD ha vinto le elezioni regionali in Sassonia Anhalt con il 43,8% dei voti. Nel 2021 era al 20,8%. In cinque anni ha quindi più che raddoppiato il proprio consenso.
La spiegazione più immediata riguarda l’immigrazione. AfD ne ha fatto da anni uno dei suoi temi principali, insiste sulla difesa dell’identità tedesca, sulla riduzione degli ingressi e sull’idea che il Paese debba proteggere prima di tutto i propri cittadini. È una spiegazione che ha una sua logica e sicuramente intercetta una parte dell’elettorato.
Il problema è capire quanto spieghi davvero la crescita recente.
Ho trattato il tema anche con un video, lo trovi qui: AfD vince solo grazie all’immigrazione?
La grande crisi migratoria tedesca risale al 2015. Tra il 2015 e il 2016 arrivarono in Germania circa 1,2 milioni di rifugiati, soprattutto da Siria, Iraq e Afghanistan. Se fosse soprattutto l’esposizione diretta all’immigrazione a spostare il voto verso AfD, ci aspetteremmo di vedere un effetto particolarmente evidente proprio allora.
Uno studio di Max Schaub, Johanna Gereke e Delia Baldassarri, pubblicato su Comparative Political Studies, ha analizzato 236 comuni della Germania orientale e confrontato quelli che avevano ricevuto rifugiati con comuni simili che ne avevano ricevuti pochi o nessuno. Il risultato è curioso: AfD cresce moltissimo nell’intera area, passando da circa il 6% nel 2013 al 24% nel 2017, ma non cresce di più nei comuni che hanno effettivamente ricevuto i rifugiati. Gli autori verificano il risultato anche sulle regionali del 2016 e trovano sostanzialmente la stessa cosa. (journals.sagepub.com)
Questo non significa che l’immigrazione non conti. Significa che il rapporto tra presenza di immigrati e voto AfD non è così lineare.
Cosa ha contribuito?
La Germania è entrata in una fase di crescita quasi nulla. Il suo vecchio modello industriale si reggeva su alcuni vantaggi che oggi sono molto meno solidi: energia relativamente economica, una manifattura molto forte, soprattutto nell’automotive, e una Cina che per anni è stata un enorme mercato di sbocco per i prodotti tedeschi.
Nel frattempo la guerra in Ucraina ha modificato radicalmente il rapporto energetico con la Russia, l’industria dell’auto è entrata in una fase di forte trasformazione e i produttori cinesi sono diventati concorrenti sempre più importanti.
A questo si è aggiunta la transizione ecologica.
Nel 2023 il governo Scholz propose la revisione del Gebäudeenergiegesetz, la normativa sull’energia negli edifici, diventata poi famosa come Heizungsgesetz. Il dibattito pubblico si concentrò quasi subito sul costo che proprietari e famiglie avrebbero dovuto sostenere per sostituire o modificare i sistemi di riscaldamento.
Dorothea Kistinger, Noah Kögel, Nicolas Koch e Matthias Kalkuhl hanno studiato l’effetto elettorale della riforma utilizzando dati comunali e una strategia difference in differences. I comuni maggiormente esposti ai possibili costi della normativa mostrano un aumento relativo del consenso per AfD, e l’effetto risulta più forte nei territori economicamente più fragili.
Il dato più interessante è che il trattamento non riguarda un’opinione dichiarata. Gli autori misurano quanto una famiglia potesse essere colpita dalla riforma in base al patrimonio edilizio locale, all’età degli edifici, al tipo di riscaldamento e alla proprietà della casa. Poi osservano cosa succede al voto.
Nel modello di base, nei comuni più colpiti il sostegno alla destra aumenta del 35% rispetto al controfattuale. Gli stessi autori precisano che una parte di quel risultato può dipendere dalla crescita generale della destra, ma la differenza rispetto ai comuni meno colpiti rimane rilevante.
Questo studio non riguarda la Sassonia Anhalt nello specifico. Dimostra però che un meccanismo del genere esiste: quando una politica climatica viene percepita come un costo materiale e quel costo grava maggiormente sui territori meno ricchi, AfD può beneficiarne.
Nella Germania orientale questo meccanismo si inserisce in una situazione particolare.
Uno studio del DIW sulle europee del 2024 ha analizzato circa 380 distretti tedeschi e ha trovato che nell’Est il voto AfD è particolarmente alto nei territori più anziani e colpiti dal declino demografico. (diw.de)
Un altro studio qualitativo del 2026, pubblicato su Sociologia Ruralis, arriva a un risultato compatibile. Analizza due aree rurali periferiche della Germania orientale, entrambe con redditi e gettito fiscale inferiori alla media, popolazione anziana e risultati molto alti per AfD.
Gli autori trovano che il malcontento verso le politiche green venga espresso soprattutto come problema di distribuzione dei costi. Scrivono che molti partecipanti considerano i costi della transizione “unevenly and unfairly distributed across geographic areas”.
Nell’area maggiormente legata all’industria automobilistica emerge anche una preoccupazione molto concreta per il lavoro: i partecipanti temono che le politiche green possano ridurre la domanda di prodotti legati ai combustibili fossili e mettere a rischio l’occupazione locale.
Solo immigrazione?
Quando un elettore dice che il suo problema è l’immigrazione, non è detto che stia parlando soltanto di cultura, religione o identità.
Potrebbe esserci anche una componente distributiva.
Nel paper di Schaub e colleghi gli atteggiamenti ostili verso gli immigrati erano già molto diffusi anche nei comuni con pochissima immigrazione, e l’arrivo effettivo dei rifugiati non produceva un aumento aggiuntivo del voto AfD.
Questo apre una possibilità: l’immigrazione può essere percepita anche come una questione di accesso alle risorse.
Chi riceve il welfare? Chi riceve una casa? Per chi vengono trovati i soldi? Perché lo Stato riesce a finanziare alcuni interventi mentre contemporaneamente chiede ad altri cittadini di pagare di più per energia, abitazioni o riconversione industriale?
Non significa che la componente identitaria sparisca. Sarebbe assurdo sostenerlo.
Significa che sotto la stessa risposta “immigrazione” possono esserci motivazioni diverse.
Ed è una distinzione importante perché permette di collegare due fenomeni che normalmente vengono trattati come separati.
Da una parte c’è l’immigrazione, letta come competizione per risorse e welfare.
Dall’altra c’è la transizione ecologica, letta come trasferimento di costi sulle famiglie e sui territori.
In entrambi i casi compare la stessa domanda: chi paga e chi viene protetto?
La Sassonia Anhalt è un terreno particolarmente favorevole a questo tipo di conflitto. È un Land con redditi inferiori alla media occidentale, una popolazione più anziana, una lunga storia di trasformazione industriale e aree nelle quali il declino demografico è molto evidente.
In un contesto del genere, una politica che comporta nuovi costi può essere percepita in modo molto diverso rispetto a Berlino, Monaco o Amburgo.
AfD un partito competente?
Nel luglio 2026 Infratest dimap rilevava un cambiamento enorme nella percezione della competenza dei partiti in Sassonia Anhalt. Nel 2021 il 40% degli elettori riteneva la CDU il partito più capace di risolvere i problemi principali del Land e soltanto il 9% indicava AfD. Nel 2026 la CDU era scesa al 16%, mentre AfD era salita al 36%.
AfD non viene più percepita soltanto come il partito che protesta contro l’immigrazione. Una parte crescente dell’elettorato la considera capace di affrontare problemi più generali.
Ed è probabilmente qui che si capisce meglio il salto dal 20,8% del 2021 al 43,8% del 2026.
L’immigrazione rimane una componente importante. AfD continua a costruire consenso anche su quel tema e non avrebbe senso negarlo.
Ma negli ultimi anni si sono aggiunti stagnazione economica, inflazione, costo dell’energia, crisi industriale, pensioni, guerra in Ucraina e trasformazione ecologica.
Tutti questi elementi hanno una cosa in comune: vengono percepiti come costi.
La lettura che propongo è quindi questa. AfD è riuscita a mettere insieme malcontenti differenti e a presentarli come parti della stessa storia: Berlino e Bruxelles decidono, alcuni gruppi ricevono protezione, mentre il cittadino comune paga il conto.
Può essere una lettura economicamente sbagliata in molti punti. Non importa molto per capire il voto.
Quello che conta è che una quota crescente degli elettori della Sassonia Anhalt sembra considerarla credibile.
E il risultato del 6 settembre suggerisce che ormai quella quota è quasi la maggioranza.



Molto interessante.